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Miniere iglesienti

or Map

 

 Miniera di Acquaresi

(39.3573724,8.4405693)

Sorta attorno a un importante giacimento di Piombo e Zinco scoperto nel 1870 e concesso alla Società inglese Gonnesa Mining Limited, ebbe una discreta fortuna e passò in mano di società minerarie sino al 1930, anno dell'acquisizione della proprietà in mano della società belga Vieille Montagne, poi alla Sapez, all'AMMI, alla SIM ed infine all'IGEA. Ai primi del '900 tale miniera contava oltre 500 operai e produceva oltre 1000 tonnellate di materiale grezzo all'anno. Il minerale veniva lavato poi trasportato mediante una ferrovia elettrica (la prima realizzata in Sardegna) nel piccolo porto di Cala Domestica per raggiungere Carloforte.
Il sito principale, denominato "giacimento Marx", era disposto su più livelli da 323 metri sul livello del mare a -90 metri. A seguito della coltivazione intensiva non seguì il ripristino dei vuoti e nel 1991 si verificarono assestamenti del terreno e crolli, il più importante dei quali portò alla chiusura della strada Buggerru-Masua.

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 Miniera di Baueddu

(39.3793299,8.5351542)

Sfruttata a partire dalla scoperta attorno 1870 con la concessione alla Société Anonyme des Usines a Zinc du Midi, vi si estraevano minerali di Piombo e Zinco entro ammassi calcari. Nel 1884 passò passò alla Società Anonima delle Miniere di Malfidano e si estendeva su una superficie di 383 ettari. Nei primi del '900 ebbe una crescita notevole che portò alla costruzione di infrastrutture quali il "pozzo di Baueddu". Rimangono tracce e ruderi delle antiche strutture produttive minerarie, come forni di calcinazione e tracce del villaggio minerarario.

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Miniera di Cabitza

(lat. long.)

 

Miniera di Campo Pisano

(39.2978964,8.5377956)

È posta a Ovest di Iglesias a breve distanza dalla miniera di Monteponi. Il 28 settembre del 1870 venne dichiarata la scoperta del giacimento di Piombo e Zinco con una vasta concessione mineraria affidata alla Società Monteponi su una superficie totale di 333 ettari. Con oltre 700 minatori sino agli anni '70 rimangono due bacini di decantazione (Campo Pisano e San Giorgio), il pozzo di estrazione e gli impianti di trattamento del minerale.

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Miniera di Cruccueu 

o Su Salixi Nieddu (39.3715322,8.5956112) zona Barraxiutta

 

Miniera di Fontanamare o Funtanamare

(39.292515, 8.438760)

 

Miniera di Genna Luas

(39.2784333,8.5457305)

 

Miniera di Genna Rutta o Genna Arrutta

  

Miniera di Macciurru

(39.36694444,8.66416667)

 

Miniera di Malacalzetta

(39.3737932,8.5500133)

 

Miniera di Marganai

(39.3522828,8.582391)

 

Miniera di Masua - Porto Flavia

(39.326084,8.424085)

  

Miniera di monte Agruxiau

(39.3008205,8.4871655)

 

Miniera di Montecani

(39.3418209,8.4247713)

 

Miniera di Monteponi

(39.2951139,8.5035287)

Il villaggio minerario si presenta come un insieme di edifici distribuiti razionalmente su una vasta area, tali da assumere l’aspetto di un unico grande stabilimento industriale. Sono presenti due laverie meccanicizzate: la “laveria Vittorio Emanuele” e la “laveria Calamine”, costruite sulle fondamenta di antiche laverie. Domina la valle la palazzina Bellavista (sede della direzione della società Monteponi e, in tempi recenti, della sede staccata dell’Università degli Studi di Cagliari), realizzata a partire dal 1865 e divenuta simbolo della miniera. Poco lontano si trova il “pozzo Sella”, dedicato al Ministro Quintino Sella, e il “pozzo Vittorio Emanuele” dedicato al re. Sono presento molti edifici e impianti per la lavorazione dei minerali; altri edifici si trovano poi sul fianco del monte: forni di calcinazione e lo scavo a cielo aperto detto “scavo di Is Cungiaus”, a forma di cono rovesciato e sul quale si aprono numerose gallerie. La miniera e il villaggio minerario di Monteponi, con i suoi impianti e edifici, è tra i più grandi e importanti della Sardegna. L’insediamento minerario di Monteponi è molto antico: la località mineraria viene segnalata, per la prima volta, in un documento del 1324 come “Monte Paone” (dal testamento di un imprenditore minerario pisano), successivamente denominato “Monte Luponi” o anche “Monte de Pony” e Monteponi a partire dal 1649. Per lungo tempo è stata una delle maggiori miniere dell’isola, distinguendosi per l’efficienza e per la produttività. Nell’ultimo decennio degli anni ‘90 ha gradualmente chiuso i cantieri e cessato definitivamente l’attività estrattiva nel 1998. La storia dell’attività mineraria nel territorio dell’Iglesiente è antica. L’archeologica del territorio del Sulcis-Iglesiente testimonia attività, seppure limitate, già dal Neolitico (VI millennio a. C.) e in particolare nel periodo nuragico (approssimativamente tra il II millennio e il II secolo a. C.) e una intensa attività mineraria punica (509–238 a. C.) e romana (238 a. C. – 456 d. C.) attorno ai giacimenti di piombo e zinco lungo la costa sud-occidentale, in particolare di quelli attorno agli attuali insediamenti di Monteponi e Montevecchio. Per avere altre testimonianze di rilievo dobbiamo attendere il XIII secolo, per circa 60 anni i pisani (Gherardo e il nipote Ugolino della Gherardesca prendono possesso del Sulcis e dal Cixerri, nel 1258 dopo la fine del “Regno di Cagliari”) curarono l’attività estrattiva in modo proficuo, garantendo una decisa stabilità economica per Villa di Chiesa (sorta probabilmente attorno a un piccolo agglomerato attorno alla zona attuale di San Salvatore). Nel periodo della dominazione pisana l’intera zona che circondava le mura della città fu interessata da numerosi scavi per la ricerca di minerali. Dopo la dominazione pisana (1258-1324), la dominazione aragonese (guerre di conquista 1323-1479, dominazione 1479-1720). Il 13 giugno 1323 gli aragonesi di Alfonso “il Benigno” sbarcarono a Palma di Sulcis, l’attuale San Giovanni Suergiu, e si diressero verso Villa di Chiesa assediandola per sette mesi e otto giorni: le guerre e la crisi economica portarono all’abbandono, pressoché totale, degli scavi. I vari bacini minerari aperti in epoca pisana non portarono risultati immediati. Bisogna attendere la metà del XIX secolo per avere delle attività imprenditoriali di rilievo. [segue  Miniera di Monteponi (Iglesias)]

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Miniera di Monte Scorra e Pitzu Luas

(39.3026681,8.4737586)

 

Miniera di Nebida e Laveria Lamarmora

(39.3097386,8.4302852)

 

Miniera di Pala Is Luas e Coremò

(lat. long.)

 

Miniera di Reigraxius

(lat. long.)

  

Miniera di San Benedetto

e Pala de Is Luas e Sedda Mucciui (39.3583813,8.5276481)

Sorge su un giacimento di galena argentifera e calamina scoperto nel 1869 dall'ingegnere francese Leone Gouin sugli scavi noti col nome di "Fossa Muccini". Nel 1871 passò alla Società francese Petit Gaudete venne realizzata una laveria meccanica e una ferrovia per il trasporto del minerale dei filoni "San Giovanni" e "San Benedetto", oltre a 5 forni di calcinazione. Nel 1872 la miniera di San Benedetto e di quella di Coremò passarono alla belga Società Vieille Montagne, che diede impulso alla costruzione di un piccolo villaggio a valle dei cantieri minerari. Nel 1907 il villaggio minerario di San Benedetto contava un centinaio di case operaie oltreché la scuola e i servizi primari. Negli anni tra il 1920 e il 1930 la produzione risentì sia della crisi mondiale che dei problemi causati dalla presenza d'acqua nei cantieri sotterranei, questo nonostante i forti investimenti. Nel 1941 la miniera di San Benedetto e quella di Coremò passarono alla Società Anonima Nichelio e Metalli Nobili, del gruppo AMMI. Dopo la fine della seconda guerra mondiale la concessione passò alla SAPEZ, che ammodernò gli impianti visto che il minerale veniva inviato alla laveria della miniera di Barraxiutta, fu inoltre espanso in verticale il "pozzo Zimmermann". Nel 1987 la SIM iniziò la costruzione di una galleria camionabile, detta "Rampa", che collegava i vecchi cantieri e dopo soli 3 anni arrivò la chiusura degli impianti, nonostante le buone produzioni di Zinco grezzo (circa 200 tonnellate giornaliere). Il piccolo villaggio minerario è tuttora abitato da un centinaio di persone.

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Miniera di San Giorgio

(39.2759148,8.5220612)

La miniera di San Giorgio è ubicata su un altipiano a Sud di Iglesias e a circa 2 km dal "villaggio mineraio Asproni" della miniera di Seddas Moddizzis.
La miniera di San Giorgio è almeno di origine medioevale, testimoniato dalla presenza di antiche fosse pisane che si sviluppano in profondità anche per un centinaio di metri alla ricerca di mineralizzazioni di piombo. La Società anonima delle miniere di Monteponi ottiene la concessione mineraria del sito nel 1871. A fine '800 viene automatizzata con macchina a vapore da 40 CV (1870) per facilitare l'estrazione del minerale dal sottosuolo. La produzione non permise una espansione delle attività e nei primi del '900 la produzione scese ulteriormente fino alla chiusura della miniera negli anni '40.

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Miniera di San Giovanni (tra Bindua, fraz. d’Iglesias, e Gonnesa: 39.2893475,8.4938371)

È situata a circa 4 km da Iglesias, a Sud della strada Iglesias-Gonnesa. Si accede da Bindua (frazione di Iglesias) da una salita che conduce all'ingresso dei cantieri minerari. Già nota ai romani che scavarono i primi pozzi alla ricerca della Galena argentifera, venne sfruttata sistematicamente solo dalla metà del XVI secolo. Nel 1859 l'ingegnere ungherese Giulio Keller ottenne il permesso di ricerca e nel 1867 alla Gonnesa Mining Company Limited che iniziò la coltivazione della calamina mista a galena argentifera nel "giacimento Santa Barbara". Nel 1857 l'ingegner Keller assieme al sig. Angelo Nobilioni avevano terminato la costruzione della "laveria meccanica Keller" detta di "Funtana Coperta" considerata la prima laveria forza motrice idrica (Rio Monteponi) installata in Sardegna sino al 1867, quando furono costruite la "laveria Nicolay" e la "laveria Villamarina". Nel 1904 la Società mineraria Pertusola fece costruire la moderna "laveria Idina" in onore della moglie dell'ufficiale inglese Lord Thomas Alnutt Brassey proprietario della Pertusola, una centrale elettrica ed una teleferica.  Nel 1918 la scoperta di un nuovo "giacimento Idina" permise di espandere le produzioni, interrotta solo durante i due conflitti bellici.Nel 1952 all'interno di un cantiere sotterraneo il minatore Luigi Mura scopre casualmente la "grotta di Santa Barbara" (Geode) costituita da un salone sotterraneo di forma ellittica con superfici totalmente ricoperte da cristalli tabulari di barite bruna, aragonite e calcite. Tale grotta è uno dei punti di forza della rinascita turistica dell'Iglesiente.

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