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Azioni

Un centro pubblico per l’innovazione territoriale

 

 

 

 

 

Uno dei punti focali del progetto di integrazione delle azioni territoriali è la realizzazione di un centro pubblico per l’innovazione imprenditoriale, finalizzato alla realizzazione della spinta necessaria a riavviare l’economia privata del territorio.

Per troppo tempo le attività imprenditoriali locali sono state gestite in modo corporativo, focalizzando l’impianto occupazionale sulle grosse industrie private del territorio. Gran parte delle buste paga iglesienti, e le manovre clientelari annesse e connesse, hanno ruotato attorno a queste grosse attività private. Il ruolo della Pubblica Amministrazione e della Sanità pubblica è stato prevalentemente dello stesso tipo, depotenziare la sua funzione pubblica e fornire serbatoi per i voti alle elezioni politiche nazionali, regionali e alle amministrative, ossia garantire la continuità ai gruppi dominanti locali.

Tutte le azioni pubbliche e private si muovono e agiscono seguendo copioni collaudati con una solida regia occulta che unisce Iglesias a Carloforte, a Sant’Antioco e Carbonia.

I risultati di questa breve analisi sono noti a tutti: politiche inconcludenti e stagnazione, mancanza di iniziativa e soprattutto mancanza di iniziative pubbliche per spingere nella direzione di creazione di possibili alternative imprenditoriali diffuse. Chi gestisce l’economia e la politica locale vuole tutta la torta e non ama i regimi competitivi e neppure quelli meritocratici. Li detesta!

La possibilità di costruire strumenti pubblici, per agevolare l’imprenditoria locale, è stato un punto qualificante del tentativo reiterato, di dare vita allo sfruttamento del segmento economico legato al turismo. Pochi, negli ultimi trent’anni, hanno creduto in questo e hanno spinto con forza e determinazione, riuscendo a coinvolgere la cittadinanza in azioni propizie all’obiettivo finale. Il raccolto si è fatto attendere e ora rischia di tardare ancora per imperizia e mancanza di competenze organizzative.

In questo contesto, che definisco, senza timore di essere eccessivo, “marcio e putrescente”, fondato sulla melina e l’attendismo - l’arrivo degli amici capaci di smuovere i finanziamenti pubblici o quelli privati e capaci di sfruttare le concessioni e le agevolazioni pubbliche per creare, a tempo determinato, una manciata di “buste paga” – si è arrivati a fiaccare la popolazione adulta e abile al lavoro con la distribuzione di lavori di utilità pubblica e socialmente utili, capaci di dare l’ossigeno minimo indispensabile alla sopravvivenza delle famiglie ad alta densità di disoccupazione, ma incapaci di dare un futuro certo ai loro figli e ai nipoti.

La situazione attuale non è certo migliore ma, sicuramente, presenta degli elementi interessanti e capaci di creare una prospettiva.

Il fallimento, vergognoso, della gestione del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, sul quale moltissimi avevano riposto le proprie stanche speranze si è rivelato un fuoco fatuo, pur partendo dalla solidissima idea di base, dall’intelligenza e dalle solide competenze, dei suoi fondatori. Un’idea vincente, dunque, spolpata e resa inutilizzabile dal metodo generale, non fare nulla e utilizzare i fondi pubblici per mantenere posizioni clientelari. Tutto ciò è dimostrato ampiamente dalle accuse ministeriali che ne hanno decretato la cessazione ex abrupto e il commissariamento.

Ma in queste poche righe non entrerò nel merito delle questioni passate e neppure mi dilungherò a infierire su ciò che ha già mostrato i suoi frutti marci, se non per indicare dei punti di riferimento al fine di renderci capaci di riconoscere un metodo, alternativo a quello utilizzato per strozzare l’economia locale e per asservirla totalmente alla struttura di potere sottostante e perciò invisibile.

I progetti industriali passati hanno creato una monocultura industriale e attività che una volta delocalizzate (e/o dismesse) hanno lasciato il vuoto e la disperazione.

È necessario cambiare metodo e prospettiva attivando più processi organizzativi integrati di tipo imprenditoriale e innovativo, inizialmente mirando a creare imprese di media dimensione (dimensione locale), per comprendere quali possano, nel tempo, aspirare a crescere ed espandersi in nuovi mercati (ad esempio nel Mediterraneo, nel resto d’Italia o in Europa).

Si tratta, in estrema sintesi, di favorire l’innesto di un grappolo di attività legate tra loro e con un filo conduttore che ne guidi la nascita, la crescita e l’espansione, ossia il ciclo di vita. Questo filo conduttore è stato individuato nell’industria turistica.

Nel 2003 venne finanziato un progetto di ristrutturazione della Villa Boldetti, in via Cattaneo a Iglesias, al fine di creare un incubatore d'impresa: la ristrutturazione è costata oltre 1 milione di euro di soldi pubblici, ma il progetto si è arenato nel nulla... Rileggendo le finalità di quel progetto capiamo che, pur essendo lungimirante, era in forte ritardo con la rapida evoluzione dell'impresa e della tecnologia di supporto. Solo progetti che fanno perno su concetti di elevata stabilità possono aspirare a essere duraturi. La stabilità è data dalla capacità di prevedere e anticipare gli eventi, ossia è basata sull'analisi dei dati e la formazione continua, capace di adattarsi e reagire velocemente ai cambiamenti.

 
Il progetto di ristrutturazione di Villa Boldetti a Iglesias (2003)

 

Sfruttare le opportunità economiche con azioni imprenditoriali congiunte non è cosa facile. È necessaria un’analisi dettagliata delle risorse esistenti (materiali e immateriali) nel territorio e la capacità di potenziarne l’azione attraverso l’introduzione di attività collaterali che possano permettere di raggiungere, in una prima fase, l’indipendenza economica e poi, se supportate da risultati (concreti, misurabili e certi) un’espansione.

Il mercato turistico reso forte dal comparto agro-alimentare regionale, dall’allevamento (ittico e ovino) e dalle piccole produzioni artigiane e tessili, può permettere di incrementare la redditività del processo complessivo se affiancato dai settori della conoscenza e dei servizi.

Il processo, inizialmente, di dimensione medio-industriale potrà caratterizzarsi seguendo l’ottimizzazione della catena del valore a partire dalla presenza di servizi di qualità distribuiti su tutto il territorio e dalla relazione tra le attività imprenditoriali locali.  

I servizi dovrebbero essere localizzati nei centri cittadini e raggiungere alti standard di differenziazione, ossia caratteristiche adeguate a intercettare più segmenti di mercato.

 

Ormai tutti si sono convinti del fatto che molti paesi del Sulcis-Iglesiente si prestano alla realizzazione di un sistema di albergo diffuso e, la presenza di una consistente e apprezzata varietà ambientale, può riscuotere interesse da parte di operatori in vari settori, a patto di essere in grado di offrire servizi che soddisfano elevati standard qualitativi, disponibilità, produzioni locali di elevata genuinità, meglio se coltivati a chilometro zero o provenienti da allevamenti locali.

L’elemento organizzativo e i sistemi informativi possono svolgere un ruolo strategico di integrazione e unificazione dell’offerta territoriale informata, diversificata e ottimizzata per garantire elevate prestazioni in termini di facilità di fruibilità e qualità ambientale, anche attraverso il monitoraggio delle presenze e delle modalità di permanenza dei turisti nel territorio.

Per realizzare un grappolo di azioni che possano innescare una reazione a catena, capace di sostenersi economicamente è richiesto un elevato livello di interazione tra le amministrazioni, le associazioni e le imprese del territorio, orientate a garantire un’azione congiunta, orientata al risultato economico e alla stabilità del processo in tempi brevi.

Per realizzare un’azione di questo tipo è fondamentale creare una struttura pubblica, stabile e reattiva rispetto alle dinamiche del territorio.

Questa struttura, che chiameremo “Centro per l’innovazione imprenditoriale iglesiente”, sarà finalizzata all’analisi delle risorse, alla loro classificazione e alla realizzazione documentata di eventi formativi continuativi durante l’anno per il potenziamento delle competenze e l’aggregazione delle professionalità locali al fine di promuovere la creazione di microimprese integrate e cooperanti tra loro, anche e soprattutto mediante finanziamenti pubblici (europei, nazionali, regionali e locali) e privati (su attività produttive e servizi specifici).

In questo breve contributo tenterò di descrivere uno scenario possibile e necessario per attivare un insieme di azioni. Ciò che s’intende proporre è la realizzazione di un centro studi con sede a Iglesias, capace di proporre azioni di sviluppo di competenze continuativamente (continuous learning) durante l’anno e dinamiche di formazione di livello tecnico applicativo, orientate alla formazione e alla diffusione capillare di conoscenze tecnologiche, economiche e umanistiche per la realizzazione di progetti imprenditoriali innovativi e interdisciplinari nel territorio, avendo cura di facilitare e coagulare le professionalità locali latenti attraverso l’incontro e lo scambio con competenze espresse a livello regionale, nazionale e internazionale.

È altresì chiaro che l'innesto di un centro studi dovrà armonizzarsi con tutte le iniziative esistenti e le potenziali azioni connesse: principalmente, con il mercato turistico, culturale, sportivo, storico, religioso e degli eventi, oltre che con, non ultima, la Zona Industriale Comunale.

 
Ex Zona Industriale Regionale acquisita dal Comune di Iglesias

 

Le azioni del centro studi saranno orientate alla documentazione, all’analisi dei dati, alla formazione applicativa, all’aggregazione delle professionalità necessarie per avviare processi di innovazione, ricercare finanziamenti e incontrare potenziali investitori, creare o facilitare la creazione di imprese stabili con sede e attività nel territorio, in stretta relazione alla disponibilità di risorse materiali e di investitori:

 – studiare scenari e relazioni allo scopo di reperire finanziamenti complanari con le finalità europee e nazionali delle erogazioni;

– creazione di una struttura stabile attrezzata per la realizzazione di attività di apprendimento continuo e di adeguamento delle competenze alle esigenze mutevoli del quadro economico del territorio;

– creazione di una biblioteca dell’innovazione tecnologica, economica e umanistica con particolare riferimento alla componente di analisi economica, sociologica, motivazionale e tecnologica;

– creazione di spazi pubblici attrezzati per il lavoro condiviso (co-working) e la condivisione di conoscenza;

– creazione di spazi per la discussione, la fruizione e la produzione di componenti multimediali dirette verso l’educazione alla creazione d’impresa e alla creazione di competenze applicative specifiche nel settore tecnologico, economico e umanistico;

– raccolta dati, analisi e sintesi di informazioni specifiche del territorio al fine di comprendere le necessità strategiche (a medio-lungo termine) specifiche del territorio, classificare le risorse materiali, immateriali e umane, stimolare, integrare e accompagnare gli impulsi imprenditoriali che potranno formarsi in seno alle azioni precedenti;

– realizzare un sistema di gestione della conoscenza (knowledge management) per diffondere i risultati delle ricerche e facilitare le azioni imprenditoriali territoriali.

 

A questo scopo possiamo immaginare tre fasi distinte che utilizzano gli elementi di analisi dei dati ricavati direttamente dal territorio anche col supporto degli enti locali e degli uffici del lavoro competenti:

  1. studio, progetto e realizzazione di piani strutturati e integrati di micro-attività a medio impatto produttivo per servire, inizialmente, le esigenze dirette del territorio e settare le competenze di base e i metodi per un’ulteriore sviluppo a medio-lungo (10-20 anni) e un’espansione delle produzioni su scala regionale, nazionale ed internazionale;
  2. classificazione delle risorse disponibili, individuazione delle competenze espresse dal territorio e formazione pianificata e continuata (in tre fasi entro un quinquennio) su obiettivi innovativi di creazione d’impresa a partire dalle risorse disponibili e potenziamento continuato e mirato delle competenze presenti sul territorio cucite sulle esigenze specifiche dei progetti individuati;
  3. incubazione, monitoraggio e start-up tutoring (almeno triennale) delle attività ritenute strategiche per la creazione di un tessuto imprenditoriale stabile, duraturo e auto-consistente, integrato completamente con tutte le altre attività economiche, sociali e culturali espresse nel territorio dalle popolazioni. Il fine a medio-breve è quello dell’indipendenza economico produttiva del territorio basata su turismo, agricoltura, allevamento e tecnologie della conoscenza; a medio-lungo l’incremento di produzioni di qualità e l’esportazione.
 Le 29 idee per la città (2020)

 

Finalità e obiettivi del progetto

In pratica ciò che si vuole ottenere è una struttura stabile di analisi dei mutamenti economici del territorio per poter intervenire con azioni concrete e continuative nella pianificazione e soluzione di problematiche occupazionali e di creazione di impresa locale, utilizzando gli strumenti legislativi, tecnologici, organizzativi, di pianificazione economica e culturali mutuati dal quadro della legislazione regionale, nazionale e europea.

Ciò potrebbe essere realizzato attraverso:

  • l’analisi dei dati specifici del territorio (risorse materiali, immateriali e umane);
  • l’erogazione di corsi di formazione orientati alla creazione d’impresa, all’organizzazione e alla applicazione di nuove tecnologie su progetti reali e calati sulle esigenze territoriali;
  • accompagnamento nella creazione d’impresa, supporto economico, gestionale e avviamento;
  • facilitazione dell’incontro delle competenze sparpagliate sul territorio al fine di aggregare individui con le stesse finalità imprenditoriali;
  • marketing e promozione territoriale;
  • seminari e incontri con realtà regionali, nazionali e internazionali;
  • produzione editoriali e multimediali per condensare e storicizzare i processi e i metodi messi in atto e fornire una fonte duratura di informazione sull’analisi dei dati, sull’economia dell’innovazione e la pianificazione organizzativa territoriale.  

Per la creazione di più gruppi di azione agenti attraverso il “Centro di innovazione imprenditoriale iglesiente” (CI3) questo sarà necessario avere a disposizione personale con forti competenze tecnologiche, economiche e umanistiche (psicologiche e organizzative) per poter affrontare con competenza le problematiche di maggior rilievo nell’ambito dei processi di creazione e gestione d’impresa.

È noto che le funzionalità del servizio, che s’intende mettere in atto, dovrebbe essere prerogativa essenziale (per motivazioni, per impatto e per disponibilità dei dati) delle istituzioni statali attraverso gli uffici del lavoro.

L’indisponibilità di un tale servizio e la pressante attualità e urgenza della pianificazione occupazionale nel territorio rende non vano un suggerimento di azione come questo, anche in un contesto di collaborazione tra pubblico e privato o come tentativo e stimolo di azioni più complesse, al fine di innescare un processo di crescita economica armoniosa e diffusa. Auguri a chi saprà trarre nuovi stimoli per agire concretamente sul territorio.

Non smettiamo di immaginare un futuro migliore!

 

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Blog collettivo iglesiente

  

 

Una scuola internazionale sul tema della sostenibilità ambientale

 

 

 

 

 

Continuo, nel tentativo di sollecitare l’immaginazione della cittadinanza della comunità iglesiente, a proporre nuovi scenari possibili.

Col passare del tempo e con la maturazione di molteplici esperienze mi sono gradualmente convinto che ciò che mancava a questa comunità e impediva il salto di qualità delle azioni amministrative, fosse una visione unitaria, una visione integrata di più azioni indipendenti, capace di dare senso alle molteplici attività amministrative che si susseguivano granularmente nel tempo e oltrepassavano le generazioni.

Questa prospettiva e questo approccio è spesso assente del tutto o parzialmente nei piani strategici propagandati dalle amministrazioni in fase elettorale. Frequentemente si tratta di una accozzaglia di azioni che cercano di accontentare segmenti di elettorato come se si trattasse di un’operazione di marketing: si piazza il “Piano strategico” per raccogliere consensi e non per soddisfare le vere necessità a lungo termine della popolazione della nostra comunità.

Ciò che manca è una solida visione unitaria, capace di immaginare l’evoluzione della nostra comunità almeno nei prossimi vent’anni.

Solo in tempi recenti sta diventando chiaro a molti che è necessario avere il coraggio di mettere in dubbio tutte le nostre certezze, fin dove è possibile, per pensare, immaginare e progettare come trasformare la nostra comunità in modo che possa sfruttare sino in fondo le opportunità economiche e culturali che sono state attivate nel settore turistico, con tutte le possibili declinazioni e interconnessioni che ciò comporta.

Per fare questo è necessario un approccio unificante, integrato e proattivo, ossia capace di anticipare i problemi con soluzioni precise e in armonia tra loro e con le molteplici attività già in essere.

 

Negli anni passati qualcuno è stato capace di creare un substrato di consapevolezza attivando tutta una serie di iniziative di promozione turistica legate alle origini storiche della città, creando da zero nuovi eventi sul copione di altre città storiche medievali.

Altri si sono resi promotori di un ventaglio di attività ed eventi sportivi, durante l’arco dell’anno e, soprattutto, della promozione imprenditoriale nel settore immobiliare, spingendo per l’aumento sostanziale dei posti letto disponibili. Questa azione è ancora in divenire e dovrebbe essere sviluppata e agevolata.

Altri, ancora, hanno potenziato le manifestazioni storiche e religiose già presenti, creando curiosità e interesse, con eventi distribuiti tutto l’anno, altri hanno fatto nascere ex novo delle manifestazioni fieristiche di grande interesse culturale e con una reale prospettiva economica non ancora riconosciuta e sfruttata, anzi in alcuni casi ostacolata e rallentata.

Altri ancora hanno tentato, in modo scomposto, di valorizzare il grande patrimonio ambientale e minerario su scala regionale, e c’è anche chi, con intelligenza, costanza e lungimiranza, è riuscito a ricostruire sulle macerie di attività promettenti, ma gestite in modo fallimentare, una prospettiva ambientale sostenibile ed economicamente rilevante.

I progetti dispiegati da più parti hanno dimostrato punti di forza e debolezze, opportunità e rischi.

È giunto il momento di trarre insegnamento dalle azioni passate e presenti per ridurre gli errori e ottimizzare i benefici, sia in chiave economica che di miglioramento sociale e territoriale.    

 

Per fare un discorso concreto è necessario partire dalle risorse disponibili che, con uno sforzo corale, potranno essere messe a frutto e nella disponibilità fattiva della popolazione.

Abbiamo già indicato la via attraverso un metodo, basato sull’analisi delle possibili azioni potenzialmente rilevanti e un accorgimento finora trascurato: l’ottimizzazione attraverso l’integrazione delle azioni utili per risollevare un tessuto economico ormai degradato e ridotto a zero.

In due distinti contributi a questo blog si è parlato della possibilità di realizzazione di un “Museo civico iglesiente o dell’Iglesiente” e anche della possibilità di realizzazione di un vero “Polo museale iglesiente”, fondato su un’espansione dei musei esistenti e/o in fase di espansione e consolidamento, come il “Museo dell’arte mineraria” e il “Museo di mineralogia” dello storico "Istituto Minerario Giorgio Asproni di Iglesias", che attendiamo sia completato con la “Collezione mineralogica Manunta” (acquisita nel 2020 dal “Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna”).

 

 
Il 26 agosto 1871 è all’ordine del giorno del Consiglio Comunale di Iglesias la proposta dell’allora ministro Sella, nella qualità di membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Sardegna, d’istituire nella città di Iglesias una “Scuola per capi minatori”, con annessi laboratori e un museo mineralogico. La sede provvisoria della scuola venne ospitata nell’ex-convento di San Francesco al primo piano, sopra la preesistente “Scuola Tecnica”. Il 24 gennaio 1911 è terminata la costruzione della “Scuola Superiore Mineraria” che diventerà “Regio Istituto Tecnico” a indirizzo minerario con Regio Decreto il 24 agosto 1933. La “Scuola Mineraria” verrà dedicata a Giorgio Asproni (Bitti 1841 – Iglesias 1936), ingegnere e imprenditore minerario che concepì, spinse e finanziò l’idea di una scuola mineraria per capi minatori con sede a Iglesias, spostando da Cagliari al Sulcis Iglesiente gli investimenti e l’interesse per la cultura mineraria in Sardegna. La scuola riuscì a risolvere la mancanza di tecnici minerari, anche per il crescente rifiuto di tecnici stranieri di venire a lavorare in Sardegna a causa della malaria; l'11 giugno 1904 vengono inaugurate le scuole elementari maschili, progettate dall’ingegner Erminio Ferraris, tra le chiese di San Marcello e di San Francesco; nel 1933 terminano i lavori di costruzione delle scuole elementari femminili, inaugurate nel novembre 1934.

 

Alcune di queste azioni sono state promosse dall’Associazione Mineraria Sarda (AMS) e da moltissimi studiosi ed esperti del settore minerario come l’ing. Giulio Boi e il dott. Luciano Ottelli, che hanno partecipato alla divulgazione della storia mineraria del Sulcis Iglesiente attraverso i loro scritti e la loro opera basata sull’attività tecnica nella miniere metallifere di Monteponi, Nebida (Laveria Alberto Ferrero Della Marmora), Masua (Porto Flavia) e molte altre miniere del circondario.

Inoltre non scordiamo il ruolo della “Palazzina liberty della direzione dell’Associazione Mineraria Sarda” che potrebbe essere un potenziale e centrale centro di incontri, seminari e dibattiti, con annessa area verde, che a sua volta potrebbe essere potenziata e aperta al pubblico per favorire il ristoro delle comitive interessate alle “visite guidate” nei musei e nel centro storico cittadino.

Queste realtà, come più volte espresso, potrebbero essere integrate con almeno altre due potenziali risorse culturali del territorio: un “Museo storico-archeologico dell’Iglesiente” e una “Pinacoteca degli artisti e dell’arte iglesiente”.

L'idea di un “Museo storico iglesiente” non è un’idea nuova, anzi viene da molto lontano: se ne sono occupati, a più riprese, molti esperti di storia del territorio, archeologi, speleologi, naturalisti e qualcuno ancora continua a farlo con tenacia e determinazione. Ma sicuramente una menzione speciale, tra i molti altri, va riconosciuta al prof. Luciano Alba e al sig. Franco Todde che con grande dedizione e passione hanno promosso, in anni recenti, tutta una serie di azioni territoriali finalizzate alla divulgazione dello straordinario potenziale storico ambientale dei nostri territori.

Queste persone ci hanno lasciato ma è sempre vivo il loro insegnamento, fatto di studi, opere, passione e generosità. Vogliamo ripartire da questi esempi positivi e dalla loro eredità per diffondere la possibilità di realizzare il loro sogno che, se fosse possibile, vorremmo fosse il nostro sogno, il sogno di una comunità unita e consapevole.

La nostra comunità sta conoscendo i primi effetti di una azione di promozione turistica che, nonostante la crisi sanitaria, sta mostrando anche ai più diffidenti, il suo reale potenziale.

Si tratta di prevedere possibili scenari e articolare azioni mirate a intercettare nuovi segmenti di mercato, dalle elevate potenzialità economiche e culturali, stabili e durature.

A questo scopo ci sono molti possibili progetti come quelli appena nominati, ma altri mostrano di volere vedere la luce del nuovo giorno con le loro confortanti prospettive.

 

Vorrei parlarvi di uno di questi progetti potenziali che, integrato opportunamente con altri progetti e iniziative, potrebbe produrre importanti ricadute sull’economia del territorio e in particolare sulla città di Iglesias.  

Mi riferisco alla possibilità di creare una “Scuola internazionale sulla sostenibilità ambientale” nell'Istituto Minerario Asproni, con corsi di livello universitario, allievi e docenti regionali, nazionali e internazionali, finalizzata alla creazione di competenze tecniche specialistiche nel settore delle bonifiche e del monitoraggio ambientale.

Ciò significa creare un sistema di prevenzione e cura dell’ambiente a partire dal recupero e dalla bonifica dei territori danneggiati dall’attività industriale, oltre alla cura e al mantenimento del patrimonio boschivo, floro-faunistico e ambientale in generale, alla protezione civile e al monitoraggio del territorio.

Chiaramente, essendo l’Istituto minerario ancora interessato dai corsi e le aule occupate per le lezioni, durante l’anno scolastico, l’auspicabile “Scuola internazionale di sostenibilità ambientale” potrebbe, ai suoi esordi, presentarsi come una scuola estiva (summer school) con le caratteristiche che gradualmente tenderebbero verso la realizzazione di un’istituzione autonoma con calendari e corsi disponibili tutto l’anno e capace di dotarsi delle strutture congressuali (localizzate non solo all'interno dell'istituto ma anche ad esempio a Monteponi). Ciò le permetterebbe di entrare nei circuiti internazionali in materia di sostenibilità e monitoraggio ambientale.

Tutto questo potrebbe essere realizzato, anche in tempi brevi, se lo sforzo organizzativo coinvolgesse le università di Cagliari e Sassari e fosse in grado di realizzare un potenziamento delle risorse disponibili con:

  1. la creazione di un grande archivio unificato delle attività minerarie industriali del territorio;

  2. il potenziamento della biblioteca esistente con una biblioteca mineraria e delle scienze geologiche, con sezioni specialistiche di ingegneria ambientale e civile, geofisica, mineralogia, cartografia, biologia, botanica, paesaggistica, architettura, tecnologie ambientali, remote sensing, tecnologie dei materiali, con il collegamento con i maggiori archivi digitali internazionali e le riviste scientifiche di settore;

  3. creazione ex novo di laboratori informatici con software di visualizzazione 2D-3D e modellazione numerica 3D-4D, sistemi informativi geografici (GIS), computer adeguati alla simulazione numerica, modellazione e virtualizzazione di strutture edifici, paesaggi…;

  4. creazione di laboratori per il monitoraggio ambientale, il telerilevamento, la localizzazione geografica (GPS), le comunicazioni via satellite, la meteorologia…;

  5. creazione di un'aula dedicata alla cartografia, con mappe digitali e cartacee, plastici in scala del territorio (con proiettore verticale), collegamento con i servizi di protezione civile e corpi d’intervento forestale;

  6. creazione ex-novo di un laboratorio per la produzione cinematografica (filmmaking), l’elaborazione e il montaggio video finalizzato alla realizzazione di materiale multimediale e alla divulgazione scientifica;

  7. creazione di una casa editrice della “Scuola internazionale”, capace di diffondere monografie tematiche su argomenti legati ai corsi e alle tematiche territoriali, la cartografia, gli itinerari…;

  8. quant’altro possa venire in mente per potenziare e stimolare le ricerche e la realizzazione di progetti in campo ambientale.

Le fonti di finanziamento potrebbero essere consistenti e permettere anche il recupero di una parte del patrimonio minerario dismesso di Monteponi, se fossero opportunamente giustificate in termini di ricadute nel contesto economico europeo. Ciò può essere ottenuto con un dettagliato sforzo di documentazione delle potenzialità in termini di integrazione europea e scambio di attività culturali, in ambito accademico con partnership internazionali, nazionali e regionali;

È chiaro a tutti che, al di là del valore scientifico e accademico dettato dalla presenza nel territorio di formazioni geologiche di almeno cinquecentomila anni (mezzo miliardo di anni) e una attività umana di almeno 8000 anni (per la presenza di sei colli neolitici attorno alla città), tutte le attività scientifiche potrebbero beneficiare di tutta una serie di esternalità positive e collaterali come la presenza di miniere visitabili, di straordinari paesaggi e bellezze naturalistiche da esplorare, oltre alle spiagge e agli eventi storici, religiosi, sportivi, artistici…

Insomma, la realizzazione di una “Scuola internazionale sulla sostenibilità ambientale” potrebbe essere un’iniziativa che assolve a necessità tecniche non procrastinabili e legate ai potenziali e imminenti finanziamenti per le bonifiche, proprio con lo stesso spirito individuato in passato dagli ingegneri Quintino Sella e Giorgio Asproni per la formazione in loco dei tecnici e degli operai delle miniere.

I tempi sono cambiati e, alle attività di formazione tecnica e di arricchimento culturale, si aggiungerebbe il grande potenziale turistico, apprezzato dagli accademici di tutto il mondo legato all’ambiente, ai paesaggi, alle attività di esplorazione del territorio, sportive e di svago. È risaputo che il turismo accademico è un turismo ricco, variegato ed esigente. Tutto questo aiuterebbe l’economia a crescere anche in termini qualitativi e dell’offerta diversificata di servizi.

Tutte le attività appena accennate avrebbero importanti ricadute:

  1. sulla espansione sull’offerta di alloggi;
  2. sulla qualità dei servizi, anche attraverso una carta della qualità dei servizi offerti e attività di monitoraggio della soddisfazione dei clienti;
  3. sulla creazione di nuove attività turistiche avanzate;
    1. palestre specifiche per l’arrampicata e le attività speleologiche;
    2. palestre per la preparazione di attività di terra e di mare (trekking, surfing)…
    3. palestre e centri per il modellamento, il potenziamento fisico e la pesistica;
    4. centri benessere;
    5. attività specifiche: anziani, bambini, diversamente abili...
    6. centri di medicina preventiva, olistica…;
    7. attività connesse col turismo eno-gastronomico;
    8. attività culturali come musei, pinacoteche, fiere e altri eventi territoriali;
    9. attività culturali come cinema e teatro;
    10. attività ludiche e di svagp;
    11. spazi per il lavoro condiviso e lo studio...
  4. sul potenziamento dei servizi di mobilità urbana ed extraurbana per raggiungere siti turistici o spazi di eventi localizzati sui territori limitrofi o le spiagge, anche attraverso il recupero di tracciati ferroviari dismessi;
  5. sui servizi trasversali di connessione e ottimizzazione con realtà preesistenti e/o concorrenti, anche con la creazione di servizi basati sui sistemi informativi territoriali in chiave di semplificazione, gestione e monitoraggio dell’accesso ai servizi e della loro fruizione;
  6. su tutta una serie di piccole attività imprenditoriali interconnesse tra loro e con gli eventi e i servizi turistici di base (ristorazione, accoglienza…) e avanzati (sistemi informativi e servizi associati).

Anche qui il quadro può essere arricchito a piacere avendo in mente il metodo di integrazione e comunicazione ottimizzata tra attività.

Ma cosa significa attuare una integrazione dei servizi e delle attività in modo che si potenzino e arricchiscano a vicenda?

Abbiamo già accennato a questa tematica nell’indicazione delle attività di un possibile museo civico ma è utile ripeterlo perché chiarifica un modo di procedere che dovrebbe essere generale.

Abbiamo ipotizzato che un possibile “Museo civico di storia” (o la “Pinacoteca”) possa avere uno spazio per il ricevimento dei visitatori attrezzato con i servizi essenziali (sicurezza, igiene e emergenza sanitaria…) e con annessi servizi commerciali aggiuntivi nei quali esporre produzioni artigianali e artistiche, produzioni alimentari locali e altri materiali (pubblicazioni, stampe, gadget turistici, magliette, calendari…) o prenotazione e vendita di biglietti per eventi e manifestazioni a pagamento (concerti, spettacoli…). Bene, tutte queste produzioni potrebbero, se accuratamente gestite, essere produzioni locali, provenienti da attività messe in atto e interconnesse per produrre un risultato economico rilevante anche attraverso il controllo dei costi e la disponibilità immediata a magazzino e chilometro zero.

Pensiamo, a questo scopo, al recupero di edifici pubblici come il “Centro per l’Argento” o l’ex “Ufficio per l’Abigeato”, ma anche a un’organica riorganizzazione della Zona industriale divenuta comunale, con un’azione push (di iniziativa dell’amministrazione attraverso bandi pubblici specifici) atta a individuare aziende affini con la finalità di creazione di produzioni nei settori della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare.

Edifici pubblici e privati, potenzialmente utili all'espansione del progetto

 

Integrare significa potenziare l’interazione e l’armonizzazione tra le attività in modo da permettere vantaggi reciproci tra i produttori e una massimizzazione della redditività delle azioni produttive e commerciali.

Tutto questo è possibile, a partire dall’enfatizzazione delle competenze organizzative e il potenziamento delle iniziative imprenditoriali locali.

Ciò significa, in ultima analisi, creazione di economia attraverso attività redditizie, durature, sostenibili e integrate.

 

Questo primo contributo ha lo scopo di stimolare l’immaginazione della cittadinanza e la metabolizzazione di alcuni concetti cardine che superano la competizione commerciale e aziendale per approdare alla cooperazione territoriale finalizzata al massimo differenziale tra valore aggiunto e costi materiali di produzione e immateriali di competenza e conoscenza sedimentata. Ciò significa massimizzare la ricchezza complessiva prodotta o meglio potenzialmente producibile.  

Si può fare.

Non smettiamo di immaginare un futuro migliore!

 

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Il museo civico che non c'è

 

L'istituzione di un “Museo civico” a Iglesias è stato il sogno irrealizzato di molti appassionati studiosi della storia della nostra città già dalla metà degli anni '80 e sicuramente anche molto prima. Io all’epoca non ne compresi la portata, ma ne restai comunque affascinato.

Ora che i più tenaci sostenitori di questa straordinaria intuizione ci hanno lasciato, restano i loro allievi, maturi di una nuova forma di consapevolezza che prende forza dagli studi universitari ma anche dalla prorompente vitalità convogliata dai nuovi media. Quelli che hanno compreso a fondo che la rete può essere addomesticata, a favore della conoscenza, non leggono i pettegolezzi, non propagano miseria ma usano il potente mezzo che hanno a disposizione per diffondere un messaggio di crescita comune e di lavoro collaborativo.

Da questi sentimenti nasce la voglia di rendere fruibili gli edifici pubblici inutilizzati, da questa profonda esigenza nasce la volontà di spingere il cambiamento attraverso il potenziamento dei luoghi del dialogo e della condivisione della conoscenza, il potenziamento della biblioteca comunale e la creazione di biblioteche di quartiere e di frazione, luoghi di aggregazione e di crescita di una nuova sensibilità per l’appartenenza a un’epoca e a un luogo. Da questi sentimenti nasce l’esigenza di sostenere le iniziative che favoriscono l’indipendenza intellettuale e di giudizio, come le letture pubbliche, il cinema, i seminari, le presentazioni del frutto del proprio lavoro e del proprio studio, a vantaggio della comunità.

 

La fondazione di un “Museo civico” non è cosa da poco. È un’opera immensa che convoglia in se significati ancestrali. La ricerca di una identità comune o di un percorso comune, l’analisi degli errori passati e dei successi, delle promesse non mantenute e di quelle fruttuose.

Una sintesi del conosciuto da mettere a disposizione delle nuove generazioni.

Questo periodo di transizione, così complesso e pieno di dubbi e incertezze, dovrebbe spingerci a un’analisi distaccata della nostra identità di comunità. Esiste oppure è solo illusoria? Per quanto ne so, esiste un senso della storia, un cammino comune caratterizzato da una memoria comune, legata al tempo e ai luoghi vissuti intensamente da chi ci ha preceduto e ora da noi.

I luoghi che ora abitiamo hanno visto la presenza umana già da oltre ottomila anni. La nostra città è circondata da 6 colli nei quali sono stati rinvenuti artefatti umani risalenti al Neolitico (6000 a. C.). Ci sono anche reperti appartenenti alla civiltà fenicio-punica e romana del territorio del Sulcis-Iglesiente, sino ai reperti del medioevo, come testimoniato dalla “Collezione Comunale Pistis-Corsi” e non solo. 

 

D’altra parte esiste anche una più recente caratterizzazione artistica della città e del territorio, tale da fare parlare di Iglesias come “Città d’arte”, per la qualità e la rilevanza degli artisti e dei loro interventi. Una tale sensibilità non nasce dal nulla, l’ambiente e le sue genti ne hanno influenzato e amplificato i contenuti sino a sublimarli nella loro arte.

 

Viste queste caratteristiche, a tutti note, sarebbe utile e proficuo realizzare un “Museo civico della città di Iglesias” capace di convogliare in un solo luogo tutte le caratteristiche salienti della storia e dell’arte del territorio, dal 6000 a. C. a oggi. Dobbiamo avere il coraggio e la lungimiranza di costruire questo primo tassello permanente della cultura locale per presentarci al mondo compatti e consapevoli delle potenzialità offerte da questo territorio.

Un “Museo civico” è stato ed è il sogno di molti studiosi della storia e dell’arte e resterà tale sino a quando l’occasione storica e la volontà popolare non saranno in grado di spingere la volontà politica verso un’azione risoluta e coraggiosa.

 

Per realizzare un “Museo civico” che riesca a coniugare la storia con l’arte è necessario avere a disposizione un edificio storico, quanto più possibile centrale e facilmente raggiungibile, quanto più possibile accessibile ossia dotato di strutture di accoglienza e di facilitazione dell’accesso.

Un edificio che sembra fatto su misura per questo è il blocco delle ex Scuole Maschili in via Roma. Tale edificio, di due piani oltre al piano terra, è costituito da due sezioni separate da una porta al secondo piano. Attualmente è popolato da svariate associazioni delle quali la principale è l’Associazione “Remo Branca” che occupa il blocco con ingresso su via Roma e ospita, oltre ai laboratori, il “Museo Remo Branca”. Sull’altro lato sulla piazzetta adiacente alla chiesa di San Francesco sono ospitate svariate associazioni tra le quali la “Scuola d’arte contemporanea”, l’Associazione Argonautilus e varie associazioni musicali.

Per poter realizzare le due sezioni principali del “Museo civico” è necessario disporre proprio di due blocchi di uno stesso edificio, da dedicare rispettivamente a una Pinacoteca iglesiente (PI) con opere di Foiso Fois, Mansueto Giuliani, dei fratelli Enea e Giovanni Marras, Giovanni Desogus, Sigismondo Melis, Carlo Murroni, sino a Vittorio Laudadio e ai contemporanei, in modo tale da incorporare nell’esposizione di opere della Pinacoteca un “Museo dell’Arte Xilografica” (MUX), un “Museo delle arti visive” (MAV) - fotografia e video - e lo stesso “Museo Branca”. Tutto questo illustrato da pannelli informativi, video e installazioni multimediali nelle sale riservate all’accoglienza al piano terra: servizi igienici, ristorazione e attività commerciali (cataloghi, ricordi, poster, cartoline, magliette, libri, artigianato locale…).


 Opere di Enea Marras, Mansueto Giuliani; Foiso Fois, Remo Branca.

 

Dall’altro lato un’esposizione cronologica dell’attività umana dei nostri territori, dal Neolitico ai giorni nostri, incorporando la “Collezione comunale Pistis-Corsi” e possibilmente altre collezioni private, attualmente ignote e che potrebbero essere donate alla città una volta realizzato il museo, come atto di fiducia in un progetto duraturo per la comunità. Non è improbabile, in considerazione del fatto che molte delle azioni di dispersione del patrimonio sono atti di sfiducia nella gestione dei beni comuni. 

 
Dalla "Collezione Comunale Pistis-Corsi"

 

Se il “Museo civico” e la sua Pinacoteca fossero realizzati con criteri si sicurezza stringenti (videosorveglianza, porte blindate, allarmi su finestre e punti d’accesso e assicurazione dei beni, sistema antincendio…) si aprirebbe la via della donazione in prestito delle opere. Molte persone potrebbero essere spinte a valorizzare le proprie proprietà prestandole all’esposizione nella Pinacoteca del “Museo civico”. Questa prassi è attuata in molti musei locali italiani. Ma per ottenerla è necessario un rapporto di fiducia tra amministrazione, direzione tecnica del “Museo civico” e cittadinanza. Un tale museo potrebbe ospitare esposizioni temporanee da altri musei, e personali di artisti del territorio, per questo dovrà dotarsi di spazi opportuni. E c'è anche il "Museo etnografico" di recente inaugurazione, sacrificato in spazi angusti, che meriterebbe più spazio.

Con la cultura si può fare impresa!

 

Per realizzare il “Museo civico” è necessaria una volontà politica ferrea e una collaborazione lungimirante delle associazioni e della popolazione. In primo luogo tutte le associazioni che occupano lo stabile comunale delle ex scuole elementari maschili dovrebbero prodigarsi per trovare una nuova sede, confacente ai propri scopi e alle necessità di espansione. Io non ho alcuna paura di risultare impopolare, più di quanto lo sia già adesso, perché credo sia necessario cominciare a cercare nuove soluzioni possibili per potenziare i servizi turistici della città e migliorare la vita della cittadinanza a partire da iniziative dal basso.

 

Conoscete le qualità e la rilevanza dell’ex Istituto commerciale in piazza Collegio, al centro della città? Potrebbe ospitare una Scuola d’Arte. Avete visto in che stato è la piazza Buozzi nel quartiere Col di Lana? Potrebbe ospitare le azioni e le iniziative di una Scuola d’Arte Contemporanea, opportunamente espansa con strutture prefabbricate. Avete visto in che stato versa l’ex ufficio per l’abigeato con annesso deposito di mezzi e piazzetta interna? Potrebbe ospitare un centro di valorizzazione del libro con annessa biblioteca di quartiere. Sapete che esistono degli spazi inutilizzati sopra l’ex Cooperativa (fronte stazione dei carabinieri), ex ufficio del lavoro, all’imbocco di via Cattaneo da via Roma? Potrebbe ospitare una o più associazioni musicali. Ebbene tutte queste strutture potrebbero essere riqualificate con l’aiuto dell’amministrazione comunale e con l’aiuto del lavoro volontario delle associazioni. In modo da permettere, in tempi brevi (mesi), di liberare l’edificio sede del futuro “Museo civico iglesiente” e favorire la proposizione di un progetto finanziabile dalla Comunità europea a partire dall’inizio dell’apertura dei nuovi bandi nel 2021, non tra vent’anni!

È necessario essere consapevoli di questa possibilità e non lasciarsela sfuggire.

È fondamentale essere determinati a intercettare potenziali finanziamenti che potrebbero creare nuove opportunità lavorative per il turismo e la cultura iglesiente.

I finanziamenti potrebbero essere utili per ristrutturare l’edificio delle ex scuole maschili con due adeguati ascensori esterni/interni, e tutte le soluzioni di sicurezza, compresi adeguati servizi di accoglienza (covid-free), di illuminazione, refrigerazione e quant’altro sia necessario per una fruizione confortevole e in sicurezza delle mostre permanenti o temporanee.

Musei civici: Museo multimediale di Rovereto (Trento)

 

Se il museo, gestito adeguatamente, proponesse eventi d’interesse e coinvolgesse personale preparato potrebbe creare economia tutto l’anno (si pensi al turismo scolastico e alle visite guidate) anche in tempi come questi.

Si dovrebbe puntare sulla gestione autonoma e, una volta avviato, in autofinanziamento creando possibilità commerciali legate alla crescente proposta turistica territoriale, ad esempio integrandola con l’importante realtà del Cammino di Santa Barbara o con i potenziali settori del turismo sportivo, religioso e/o culturale minerario.

Il curatore e il consiglio direttivo, costituito da amministratori, esperti d’arte e artisti, dovrà selezionare le opere tra quelle disponibili da esporre in un percorso razionale e tecnico, con spazi didattici e di relazione (seminari, presentazioni, incontri...), all’interno degli spazi espositivi. La struttura museale dovrà suggerire percorsi organici, anche multidisciplinari e creare occasioni di sfruttamento economico dell’iniziativa collegata a eventi o attrattive turistiche in linea con le manifestazioni stagionali del territorio, creando occupazione stabile, duratura.

 

Insomma, non è un’impresa semplice ma neppure impossibile. A monte c’è sempre la volontà politica e a valle quella popolare. La seconda può svolgere un ruolo fondamentale nel permettere al sogno di molti studiosi e ricercatori di realizzarsi e onorarne così la memoria, la dedizione appassionata e l’impegno profusi per la nostra comunità.

Non smettiamo di immaginare un futuro migliore!

 
Antioco Mainas, retablo della vergine del parto, 1550 ca. 
 

 

Per farti un’idea visita i seguenti siti:

Museo Archeologico Nazionale di Nuoro

MAN - Museo d’Arte Nuoro

Distretto culturale di Nuoro

 

Per approfondire leggi:

Gianfranco Canino, Nuovi dati sulla neolitizzazione della fascia costiera della Sardegna sud-occidentale

Giulio Alberto Arca, La romanizzazione del Sulcis Iglesiente

Gianfranco Canino, La collezione “Pistis-Corsi”

 

Leggi anche

   Ferrovie turistiche iglesienti a cura di Renato Tocco

   Un archivio integrato del lavoro minerario a cura di Daniela Aretino

   La biblioteca come necessità a cura di Mauro Ennas 

 

Blog collettivo iglesiente

  

 

Un polo museale iglesiente

 

 

 

 

 

Siamo immersi in una fase storica tra le più caotiche e incerte della nostra breve esistenza. Anche se le contraddizioni e gli errori del sistema economico si sono manifestati da tempo, solo ora la maggioranza se ne sta rendendo conto. Non è solo una questione legata alla pandemia di covid-19 ma è soprattutto una conseguenza delle crisi ambientale e climatica che ci stanno presentando il conto. Un conto molto salato che rischia di pregiudicare il futuro delle nuove generazioni.

Nonostante ciò è importante non perdere la determinazione necessaria per realizzare una svolta decisa e guidare il cambiamento verso un nuovo sistema economico sostenibile per l’ambiente, equo per le persone, fondato sulla consapevolezza di essere una comunità umana in grado di fare fronte a nuove sfide con consapevolezza e determinazione.

In questo quadro globale di trasformazione e di cambiamento s’inserisce la necessità vitale di rigenerazione e potenziamento delle economie locali in chiave eco-sostenibile, riorganizzando le risorse disponibili per metterle in relazione tra loro e per amplificare la loro efficacia.

Tra le risorse più importanti del nostro territorio spiccano le risorse ambientali e naturali, i paesaggi tra i monti e le colline sino al mare, gli antichi cammini minerari, l’archeologia industriale, con le sue complesse e dispendiose problematiche politiche ed economiche. Ma il vero patrimonio, dal mio punto di vista è rappresentato dalla storia, dalla cultura e dalle competenze sedimentate.

Questa zona geografica ha le terre emerse oltre mezzo miliardo di anni fa, tra le più antiche del mondo e, come certificato dall’archeologia, gli insediamenti umani tra i più antichi d’Europa: sei colli neolitici indicano chiaramente la presenza umana a partire da circa ottomila anni fa. Possiamo dire, senza falsa retorica e senza temere di essere smentiti, che l’Iglesiente rappresenta simbolicamente, per la correlazione tra anzianità di terre e insediamenti umani, la madre dei territori europei. Dal punto di vista logico deduttivo non suona strano, avendo la sua costa una prossimità geografica col continente africano, dalla quale provennero, molto probabilmente, importanti flussi migratori dall’Africa verso l’Europa.

Viste queste straordinarie peculiarità è fondamentale sforzarsi di dare valore a questo dato di fatto, sforzandoci di coniugare e declinare scenari possibili per potenziare il futuro economico e culturale della nostra comunità. Per fare ciò è necessario cercare di comprendere come migliorare e rendere efficiente il sistema di fruizione turistica dei nostri territori, a partire dalle sue caratteristiche specifiche.

Le miniere hanno rivestito una straordinaria importanza e lasciato dei segni indelebili in tutto il territorio. Tra le straordinarie opere lascito dell’epopea mineraria ci sono sicuramente la “Miniera di Monteponi”, la “Scuola mineraria” dedicata all’ingegner Giorgio Asproni e la villetta liberty dell’Associazione Mineraria Sarda, questi due ultimi edifici sono localizzati lungo la via Roma e in prossimità dei blocchi scolastici detti delle “scuole elementari maschili” e delle “scuole elementari femminili”. Tutti questi edifici storici sono stati costruiti tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento iglesiente, essi potrebbero rappresentare un importante blocco museale della città e porsi come elementi propulsivi di un’azione turistica espansiva.

 
Il 26 agosto 1871 è all’ordine del giorno del Consiglio Comunale di Iglesias la proposta dell’allora ministro Sella, nella qualità di membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Sardegna, d’istituire nella città di Iglesias una “Scuola per capi minatori”, con annessi laboratori e un museo mineralogico. La sede provvisoria della scuola venne ospitata nell’ex-convento di San Francesco al primo piano, sopra la preesistente “Scuola Tecnica”. Il 24 gennaio 1911 è terminata la costruzione della “Scuola Superiore Mineraria” che diventerà “Regio Istituto Tecnico” a indirizzo minerario con Regio Decreto il 24 agosto 1933. La “Scuola Mineraria” verrà dedicata a Giorgio Asproni (Bitti 1841 – Iglesias 1936), ingegnere e imprenditore minerario che concepì, spinse e finanziò l’idea di una scuola mineraria per capi minatori con sede a Iglesias, spostando da Cagliari al Sulcis Iglesiente gli investimenti e l’interesse per la cultura mineraria in Sardegna. La scuola riuscì a risolvere la mancanza di tecnici minerari, anche per il crescente rifiuto di tecnici stranieri di venire a lavorare in Sardegna a causa della malaria; l'11 giugno 1904 vengono inaugurate le scuole elementari maschili, progettate dall’ingegner Erminio Ferraris, tra le chiese di San Marcello e di San Francesco; nel 1933 terminano i lavori di costruzione delle scuole elementari femminili, inaugurate nel novembre 1934.

 

Abbiamo già immaginato una prima azione possibile attraverso la realizzazione di un “Museo civico” nel palazzo delle ex scuole elementari maschili, capace di coagulare le tensioni artistiche e la memoria storica dell’Iglesiente, e abbiamo anche indicato in modo sintetico e lungimirante quali sono gli ingredienti, le difficoltà e le possibili soluzioni.

È necessario avere il coraggio di mettere in dubbio tutte le nostre certezze, fin dove possibile, per pensare, immaginare e progettare come trasformare l'Istituto Minerario Asproni in una “Scuola internazionale sulla sostenibilità ambientale” con biblioteche specialistiche di geologia, geofisica, mineralogia, cartografia, biologia, botanica, paesaggistica, tecnologie ambientali, remote sensing, tecnologie dei materiali, laboratori informatici con software di visualizzazione 3D e modellazione numerica 3D, sistemi informativi geografici (GIS), computer adeguati alla simulazione numerica, modellazione e virtualizzazione di strutture edifici, paesaggi...

Una scuola internazionale con seminari definiti in calendari annuali disponibili in largo anticipo, scuole estive con studenti e docenti internazionali, nazionali e regionali, collaborazione con le maggiori università internazionali ed europee, premi per tesi di laurea, laboratori di montaggio video per la didattica ambientale a distanza e la divulgazione scientifica, laboratori informatici per sviluppare e gestire software avanzati per la gestione del territorio, la bonifica sistematica, il progetto di soluzioni eco-compatibili, sostenibili e utilizzabili a fini di studio e di turismo.

Tutto questo potrebbe generare “turismo accademico”, in collaborazione con le l'Università di Cagliari e Sassari, da affiancare alle altre iniziative turistiche al fine di intrecciare, amplificare e potenziare la permanenza di chi decide di percorrere il “Cammino minerario” o di chi decide di frequentare le coste durante la stagione turistica, o le manifestazioni storiche e religiose, o ancora gli eventi culturali e sportivi.

Il turismo accademico è notoriamente un turismo ricco e può generare reddito, se ben gestito e soddisfatto con servizi di alto livello (alberghi, ristoranti, commercio, eventi, sport...). Inoltre non si deve sottovalutare il fatto che il turismo accademico ha un ampio bacino di utenza, in tutto il mondo, di età relativamente giovane ed è avvezzo a coniugare la sete di conoscenza con eventi di altra natura, estendibile anche a tutto il territorio regionale.

GoogleMaps 1. Istituto Minerario Giorgio Asproni; 2. Palazzina Liberty dell'AMS; 3. Palazzo ex Scuole maschili.

 

Il potenziamento delle strutture museali e dei servizi di qualità (commercio, palestre, centri benessere, biblioteche, teatro, cinema...) diventerà indispensabile e prioritario per dare coerenza e potenziare la riconoscibilità e la caratterizzazione territoriale di ogni iniziativa.

Integrare tutte le attività economiche in una visione unificante potrà dare la spinta per il recupero degli edifici pubblici in disuso e potenziare l'azione delle associazioni in una dimensione partecipata e condivisa.

Inoltre, l’Istituto minerario potrebbe favorire, se svuotato delle classi attualmente attive anche con soluzioni efficaci (come quella di recuperare spazi nel blocco delle scuole medie in via Isonzo a pochi metri dall’Istituto minerario), la concentrazione di tutti gli elementi storici e scientifici dispersi nel territorio.

Con l’apporto dei ministeri dei beni culturali, della pubblica istruzione e della ricerca scientifica oltre che della soprintendenza ai beni culturali e della Regione Sardegna si potrebbe dispiegare un vero sistema archivistico minerario regionale che, oltre al soddisfacimento di tutti i criteri tecnici e di conservazione, fosse anche facilmente fruibile da studiosi e dal pubblico. Ciò significherebbe concentrare in un’unica struttura, di grande valore storico e facilmente raggiungibile, gli archivi minerari custoditi a Monteponi e in parte anche nell’Archivio storico comunale, oltreché la biblioteca storica dell’Associazione mineraria sarda, che potrebbe essere accorpata in un’unica grande biblioteca storica generata dalla fusione con la biblioteca dell’Istituto Asproni e dalla sua rigenerazione con moderni testi cartacei e in formato elettronico sulle materie oggetto di studio nella futura, possibile, “Scuola internazionale sulla sostenibilità ambientale”.

La concentrazione del patrimonio archivistico e librario oltre che i laboratori e le infrastrutture tecnologiche permetterebbe di ottimizzare il personale e le strutture di sicurezza ossia significherebbe ridurre drasticamente i costi di vigilanza (un unico sistema) e i costi del personale (un unico edificio), oltre che facilitare la logistica della fruizione turistica controllata e della gestione grazie alla sua collocazione e centralità rispetto agli altri elementi d'interesse turistico e museale.

Istituto Minerario, Museo dell'Arte Mineraria e Museo Mineralogico (Iglesias, 2012)


Inoltre, la presenza del “Museo dell’Arte Mineraria” e dello storico “Museo di Mineralogia” potenziato dalla recente acquisizione della “Collezione Manunta”, opportunamente protetta e vigilata, potrebbe essere una ulteriore fonte di interesse turistico e un sicuro stimolo alla partecipazione ai corsi e ai seminari tecnici della “Scuola internazionale”, durante tutto l’anno, offrendo obiettivi tecnici e turistici in un’unica soluzione, potendo offrire: spiagge, trekking, equitazione, escursionismo, arrampicata, parapendio, manifestazioni sportive, eventi storici e religiosi, gastronomici e manifestazioni sportive internazionali e quant’altro vi venga in mente.

E ancora, come effetto collaterale, la villetta liberty dell’Associazione Mineraria Sarda rinnoverebbe i suoi spazi in funzione di un uso moderno sino a diventare un vero polo di eventi culturali proponendo manifestazioni pubbliche, seminari, incontri, presentazioni culturali, senza dimenticare uno spazio interno per commemorare la funzione storica dell’AMS. Il parco circostante, opportunamente potenziato con specie autoctone potrebbe offrire servizi pubblici di ristoro ai turisti di passaggio.

Concepire un possente nucleo museale interattivo significa razionalizzare e organizzare un flusso turistico consistente, tutto l’anno. Avere una visione unificata e integrata può amplificare le già enormi potenzialità e ricchezze di questo territorio.

Contemporaneamente, favorire la realizzazione di un Museo civico, storico archeologico, e di una Pinacoteca iglesiente o dell'Iglesiente, permetterebbe di mettere in piedi un vero sistema museale di pregio con energiche ricadute sul tessuto economico e produttivo, se relazionato strettamente con il “Cammino minerario di Santa Barbara” e le altre innumerevoli iniziative d'interesse turistico.

Monteponi è una realtà a parte e richiede un progetto che abbia un senso e una stretta coerenza con tutto il resto e, visti i precedenti e la realtà contingente, i tempi di realizzazione potrebbero essere troppo lenti se confrontati con quelli del potenziale polo museale di via Roma. A meno che, come è suo solito, la politica non forzi la mano e decida di costruire la casa a partire dal tetto, disperdendo finanziamenti per opere faraoniche senza avere innescato i servizi territoriali che dovranno sostenere l'economia futura in modo duraturo. Opere di questo tipo concentrano gli investimenti in poche mani e producono cattedrali nel deserto, vanificando ogni sviluppo economico e imprenditoriale sino a una nuova catastrofe.

Affinché un progetto integrato di questo tipo possa avere una possibilità di successo è necessario attivare tutta una serie di attività e di servizi di alta qualità, a partire dal commercio nel centro storico, anche tramite la razionalizzazione dell’uso degli edifici pubblici inutilizzati e l’intervento organizzato delle associazioni del territorio e della cittadinanza.

Un’impresa museale di vasta portata come quelle prospettata dovrà essere animata da personale altamente qualificato ed esperto, preferibilmente formatosi nel territorio, al fine di potenziare la coesione sociale.

Se si continuerà ad avere una visione frammentata e una volontà di curare in modo disgiunto ogni iniziativa, seguendo interessi particolari a discapito di quelli collettivi, ogni azione non potrà che essere depotenziata e resa inutile, come è accaduto sinora.

 

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