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Il lato oscuro di Quintino Sella

 

 

 

«Il mugnaio doveva pagare al fisco la tassa in ragione dei giri; ma a seconda della diversità tra mulino e mulino, anzi da macina a macina, il prodotto di un ugual numero di giri variava... si aggiunga che il mugnaio, tenuto a pagare la tassa in ragione dei giri, nel farsi rimborsare dal cliente... doveva e non poteva altrimenti che conteggiargli la tassa secondo il peso. E giri e peso non andavano mai d'accordo; e fisco, mugnai, clienti, ognuno si riteneva danneggiato e derubato e ingannato.»

[Tratto da Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli ed. Oscar Mondadori vol. 3 - pag. 85]

 

Nel romanzo “Il mulino del Po” di Riccardo Bacchelli, scritto tra il 1938 e il 1940 e pubblicato in forma unitaria nel 1957, vengono narrate le vicende legate alla saga di quattro generazioni della famiglia Scacerni, innestando e sovrapponendo alla storia principale quelle di moltissimi personaggi. Il tutto è inserito in un secolo di storia, visto dalla prospettiva dei contadini del delta del Po ferrarese, che va dalla fine del periodo napoleonico (1812) e dalla Restaurazione fino alla prima guerra mondiale (1918), passando attraverso il Risorgimento e l'unificazione d'Italia, il brigantaggio, le prime lotte sociali.


Il mulino del Po: sceneggiato televisivo di di Alberto Lattuada (1949)
 

La tassa sul macinato (1868) fu una imposta nel Regno d'Italia sulla macinazione del frumento e dei cereali in genere. Fu un'imposta indiretta ideata e introdotta, tra gli altri, da Quintino Sella, durante il governo della ‘Destra storica’, al fine di contribuire al risanamento delle finanze pubbliche.

Proposta e fortemente voluta da Sella fin dal 1862, la tassa fu inasprita per iniziativa dello stesso Quintino Sella nel 1870 e, sotto Marco Minghetti, si raggiunse il pareggio di bilancio: tra il 1873 e il 1876, sino alla crisi di governo e alla caduta della maggioranza guidata da esponenti della Destra storica. Come effetto diretto, la tassa sul macinato causò un forte incremento del prezzo del pane e, in generale, dei derivati del grano e degli altri cereali, prezzo che non scese dopo l'abrogazione della tassa.

In precedenza lo stesso Quintino Sella fu tra i promotori dell'Imposta di ricchezza mobile

"Su iniziativa di Quintino Sella, ministro delle finanze del governo guidato da Marco Minghetti, l'imposta fu approvata dalla Camera dei deputati del Regno d'Italia il 30 gennaio 1864 a larga maggioranza, ed entrò in vigore il 14 luglio 1864, quando venne pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, contemporaneamente all'adozione del conguaglio provvisorio dell'imposta fondiaria. Immediatamente dopo l'unità d'Italia la Commissione Finanze della Camera iniziò a discutere il progetto di estendere a tutto il paese il sistema impositivo del Regno di Sardegna, dove era in vigore l'Imposta personale e mobiliare. Secondo i principi originari di questa imposta, alla quale erano soggetti tutti i cittadini maggiorenni, il reddito imponibile veniva presunto sulla base del valore locativo dell'abitazione. Solo dal 1852 il ministro delle finanze Cavour estese la presunzione del reddito anche a parametri correlati all'attività professionale e d'impresa." (Wikipedia)
 
Lo storico piemontese Alessandro Barbero ci spiega chi fu veramente Quintino Sella. In un incontro commemorativo del 2011, a Mosso (Biella) nella sua città natale. Tra luci e ombre, emergono le contraddizioni e le manie dell'esponente di spicco della ‘Destra storica’ di fine '800. Un personaggio eclettico e controverso mosso da rigore finché non contrastava col suo interesse personale. Determinato a fare gli interessi dei Savoia anche a costo di impoverire e opprimere il popolo. Lungimirante a livello industriale, studioso attento e sportivo.
 

  

Se da un lato la nuova tassa sul macinato contribuì, insieme alla precedente l'Imposta di ricchezza mobile, al raggiungimento del pareggio di bilancio nel 1876, dall'altro diffuse il malcontento nelle classi sociali più povere, per le quali i derivati del grano rappresentavano il principale, se non unico, alimento e andava contro la tradizionale politica annonaria di favorire prezzi contenuti per i cereali.

Un'altra importante conseguenza del provvedimento fu la progressiva chiusura di gran parte dei piccoli mulini non in grado di munirsi dei necessari meccanismi di misura, necessari per determinare l'ammontare dell'imposta da pagare, a vantaggio di quelli più importanti, i quali, riuscendo a dichiarare meno di quanto macinassero e grazie all'economia di scala, potevano vendere i propri prodotti a un prezzo inferiore.

A seguito dell'introduzione della tassa scoppiarono in tutta Italia violente rivolte, che furono represse duramente, a volte nel sangue, come i moti popolari del 1898 e i fasci siciliani.

  Camera dei Deputati

Leggi i documenti della Camera dei Deputati su Quintino Sella con le parole chiave "quintino sella" e "tassa sul macinato".

In estrema sintesi, Quintino Sella contribuì ad affamare il popolo "fino all'osso", fece cadere il suo stesso governo e produsse le gravi cause di disordini e sanguinose repressioni. Repressioni che molti storici considerano la causa dell'odio nei confronti dello Stato che portò alla creazione del movimento di massa dei fasci siciliani (1891).

Ma è stato anche: ministro delle finanze per tre mandati, deputato del Regno d'Italia e del Regno di Sardegna, illustre ingegnere idraulico, scienziato, alpinista, politico della destra conservatrice monarchica, diplomatico e letterato (traduttore del 'Codex Astensis') e per questo accademico dei Lincei. Inoltre fu autore della preziosa relazione sullo stato delle miniere sarde

 

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