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Il recupero del Pozzo Baccarini

 

 

 

Dopo tanti anni di lavoro e sacrifici dedicati alle aziende in cui ho prestato e presto servizio, nel 2012 ho deciso che era arrivato il momento di realizzare qualcosa per me e la mia famiglia.

Così con dei famigliari, ci siamo trovati a condividere un idea, quella di acquistare un immobile da restaurare e trasformare in struttura ricettiva, un giorno durante una ricerca su Internet mi è apparso per incanto un immobile, fu amore a prima vista.

 

L'indomani mi recai immediatamente in situ, per toccare con mano, e lì mi accorsi che si trattava di un sito minerario dismesso, con la presenza di un pozzo sigillato che riportava una scritta: "Pozzo Baccarini".

Rientrato al mio domicilio, cominciai la ricerca su Internet per capire cosa avevamo di fronte, la ricerca mi portò al sito "minieredisardegna.it" che diceva: "Unica struttura rimasta in piedi del cantiere Baccarini; del castello rimane solo il basamento, mentre del locale argano non esiste più traccia".

Da quel momento partirono le ricerche su due fronti, quello in situ alla ricerca dei locali mancanti e quello negli Archivi Comunali di Iglesias .

Nei giorni seguenti prendemmo atto di tutta la proprietà in vendita, che al proprio interno comprendeva svariati immobili, segno di un passato minerario e ferroviario glorioso.

A questo punto optammo per l'acquisto del sito e nei giorni a seguire arrivarono, (grazie alla ricerca archivistica) le prime foto, e a seguire i primi progetti originali del 1880/81, non nego che fu una grande emozione .

Da Pozzo Baccarini partì la realizzazione di quella che tutt’oggi è considerata l’opera mineraria più importante d’Italia del XIX secolo (la Galleria di scolo Umberto I), un'opera faraonica che permise a partire dal 1889 (anno in cui venne intercettata la "Gran Sorgente") l’abbassamento del "Bacino idrostatico dell’Iglesiente", una galleria che dalla Miniera di Monteponi doveva drenare le acque che allagavano i giacimenti verso la Laguna Sa Masa in territorio comunale di Gonnesa.

Il sito minerario Pozzo Baccarini è legato fortemente alla gloriosa storia della Società Monteponi.

Nel 1850 venne costituita la Società Monteponi con sede legale in Genova, con lo scopo di prendere in gestione per 30 anni la Reggia Miniera di Monteponi, il primo presidente Fu il banchiere Paolo Antonio Nicolay. Ottenuta la concessione partirono immediatamente i lavori di modernizzazione della miniera che sino ad allora era stata organizzata con tecniche antiquate di coltivazione, una delle prime opere della Società però fu quella di sistemare la mulattiera che dalla Miniera di Monteponi raggiungeva il punto più vicino per l'imbarco del minerale, la spiaggia di Fontanamare. Inoltre il Keller (uno dei primi direttori della miniera), riorganizzò i trasporti del minerale all'interno delle gallerie e nei piazzali esterni sino ai cantieri di trattamento adottando l'innovativo sistema ferroviario a scartamento ridotto 600mm . L'ing. Keller forse, non aveva un ottimo rapporto con l'allora Presidente della Società, il banchiere Paolo Antonio Nicolay e nel 1854 abbandona la direzione che rimase vacante sino al 1861 anno in cui arrivò a Monteponi un piccolo genio, l'ing. Adolfo Pellegrini che all'epoca aveva solo 23 anni .

L'arrivo del Pellegrini e nel 1862 la nomina del nuovo Presidente il Conte Carlo Baudi di Vesme diedero inizio al famoso Periodo Eroico, periodo in cui la Società dovette affrontare vere e proprie sfide per risolvere svariati problemi primo fra tutti il trasporto del minerale ai punti d'imbarco e contestualmente il problema dell'eduzione delle acque che presenti in enormi quantità nel sottosuolo impedivano la coltivazione del minerale.

Per risolvere il problema dei trasporti diventati ormai troppo onerosi si attendeva la realizzazione della Ferrovia che da Iglesias doveva raggiungere il porto di Cagliari, ma quest'opera voluta fortemente da il Ministro Quintino Sella per dare più prestigio e importanza al porto del Capoluogo tardava ad essere realizzata, di conseguenza nell'inverno 1867/68 il Presidente della Società decise di realizzare una Ferrovia privata e diede incarico all'ing. Pellegrini di realizzarne il progetto. Come porto d'imbarco venne scelta la spiaggia delle Cannelle nella periferia di Portoscuso, con l'arrivo dell' ing. Eynard il 26 Aprile del 1870 vennero iniziati i lavori del primo troncone (Gonnesa- Spiaggia le Cannelle), nel mese di Dicembre dello stesso anno arrivarono le prime tre locomotive costruite in Inghilterra le Canada Works.

 

Con l'arrivo delle locomotive però si resero conto di aver commesso un grave errore tecnico, infatti le locomotive non montavano sui binari, che invece di avere uno scartamento metrico avevano una distanza interna tra le rotaie di 950mm, a questo problema però ovviarono modificando gli assi dei rotabili e finalmente, nella primavera del 1871, parti da Gonnesa il primo convoglio trainato da una locomotiva con destinazione il porto nella spiaggia delle Cannelle che, nel frattempo, era stata ribattezzata dall'ing. Pellegrini con il nome di Porto Vesme, in onore del Presidente della Società Monteponi Carlo Baudi di Vesme. Bisognerà aspettare 1875 per vedere le locomotive fare scalo a Monteponi, infatti il secondo troncone della Ferrovia venne terminato 4 anni più tardi, causa la realizzazione di opere veramente uniche per la nostra Regione, come il piano inclinato (che dalla Stazione doveva raggiungere la Miniera che si trovava oltre 100m più il alto) e la Galleria Pellegrini lunga 130 m realizzata in Località "Funtana Crobetta".

Contestualmente alla realizzazione della Ferrovia, l'ing. Pellegrini cercò di risolvere anche il secondo annoso problema, quello dell'eduzione delle acque per questo nel 1863 realizzò un Pozzo denominato Vittorio Emanuele II e nel 1874 Pozzo Sella, tutti questi sforzi però furono inutili e nel mese di Luglio del 1875 l'ing. Pellegrini rassegnò le dimissioni.

L'ing. Pellegrini lasciò la Società dopo aver risolto gran parte dei problemi tranne uno, il più impegnativo, l'eduzione delle acque, intanto la Società corse ai ripari nominando il nuovo direttore della Miniera l'ing. Erminio Ferraris.

Il Ferraris si dedicò immediatamente al problema dell'eduzione e sentiti i pareri di altri illustri ingegneri minerari operanti nelle miniere dell' Iglesiente arrivò alla conclusione che l'unica soluzione per risolvere il problema delle acque era quella di realizzare una Galleria di scolo sotterranea che dalla Miniera di Monteponi doveva raggiungere la Laguna di Gonnesa svuotando in questo modo il bacino idrostatico.

La realizzazione di quest'opera faraonica sarebbe stata troppo onerosa per una Società privata soprattutto in considerazione del fatto che nel 1880 sarebbe scaduta la concessione della Reggia Miniera.

A questo punto lo Stato e la società privata trovarono un accordo che prevedeva la concessione perpetua della miniera, a condizione che la Società Monteponi realizzasse a proprie spese la Galleria.

E così il giorno 3 Luglio 1880 in occasione dell'inaugurazione delle Ferrovie della Sardegna, il Ministro alle infrastrutture Alfredo Baccarini si recò in visita ad Iglesias e alla Miniera di Monteponi.

Terminata la visita alla Miniera il Ministro accompagnato dall'ing. Ferraris si recò in territorio di Gonnesa viaggiando in una carrozza passeggeri della linea privata, percorsi alcuni chilometri il convoglio si fermò poco dopo la Galleria Pellegrini, dalla carrozza scesero il Ministro la figlia Maria il Ferraris ecc. il primo spinse l'esploditore che fecce brillare le mine per il nuovo Pozzo (Pozzo Baccarini) da cui partì la realizzazione della Faraonica "Galleria di Scolo Umberto I", la figlia Maria fece brillare la mina per una galleria di servizio al Pozzo (Galleria Maria).

Ingresso Galleria Maria 1880

 

 Pozzo Baccarini 1881

 

Nei mesi successivi i lotti di terreno attorno il Pozzo vennero trasformati in un grosso cantiere, vennero realizzati diversi immobili che dovevano contenere nuovi ed innovativi macchinari tra cui: Due grosse macchine a vapore; Due macchine dinamoelettriche Siemens; Una macchina d'estrazione ad acqua compressa; I compressori; Un sistema di ventilazione per la Galleria; Una linea elettrica con illuminazione a lampadine Cruto e Swan; Una pompa elettrica per portare l'acqua alla macchina d'estrazione; Una linea telefonica dal Pozzo verso la Miniera e la Stazione di Gonnesa.

Il cantiere Baccarini rimarrà in funzione sino al 1889 anno in cui venne intercettata la Gran Sorgente che permise l'abbassamento idrostatico di tutto l’anello metallifero dell'Iglesiente, negli anni a seguire venne utilizzato come abitazione privata e nel 1941 divenne un presidio militare e vennero realizzate diverse interruzioni minate, la Galleria Pellegrini diventa un bene da guastare ed al suo interno verranno realizzate 6 nicchie che avrebbero dovuto contenere ( in caso di sbarco delle forze alleate ) circa 1600 kg di Tritolo.

Il sito nel 1924 si arricchisce di un'altra opera d'arte, il Ponte FMS di Fontana Coperta.

 

Il progetto di recupero e valorizzazione

Successivamente alle scoperte, il progetto del B&B ha lasciato spazio ad un progetto più ambizioso, con la possibilità di creare occupazione in un contesto come il nostro, dove il lavoro sta diventando una chimera.

Oggetto dell'intervento di ristrutturazione sono i fabbricati rurali visibili nella fotografia storica. I fabbricati, ricadono nella sotto zona E5 del nuovo P. U. C. del Comune di Gonnesa che prevede lo sviluppo di turismo culturale anche attraverso la riconversione dei siti minerari dismessi.

 

Attualmente, dei tre fabbricati originari, ne rimane soltanto uno in stato di completo abbandono.

Del fabbricato n°1 visibile nella fotografia precedente sulla sinistra, rimangono le mura perimetrali e tutta la parte interrata, (che comprende una cisterna di circa 50 mq con volta a botte in eccellenti condizioni), ha una lunghezza di 17,05m una larghezza di 6,05m e un' altezza di 9m al piano strada. Posteriormente sono presenti i resti di una struttura adiacente e contigua (pavimento e mura perimetrali), una cisterna interrata ed un piccolo sbarramento per raccogliere e incanalare l'acqua della sorgente.

Del fabbricato n°2 e del locale Argano, visibili nell'immagine precedente, sono rimasti solo gli interrati, profondi in alcuni tratti 6,5m circa. Gran parte della documentazione progettuale originale del 1881, riguardante il fabbricato n°2 è custodita nell'Archivio Storico della Soc. IGEA.

 

Del 3° fabbricato, in stato di completa rovina per vetustà, con annessa area di pertinenza, della superficie mq 80, rimangono le fondamenta, la pavimentazione e piccole porzioni della muratura perimetrale.

Dell'immobile n°3 non è stato possibile recuperare immagini fotografiche perché si trova posteriormente rispetto agli immobili n°1 e n°2.

 

 

Il progetto, prevede il recupero di tutti i fabbricati descritti in precedenza, destinando: il fabbricato n°1 a struttura ricettiva con la realizzazione di un piano terra composto da una camera da letto destinata ai portatori di handicap, sala tv e piccola reception, il piano primo ed il secondo saranno destinati ad accogliere le camere da letto, la stessa struttura posteriormente, ospiterà le scale e una stanza spogliatoio destinato al personale; il fabbricato n°2 sarà destinato alla realizzazione di n°8 camere da letto, locale ristoro, bagni e locale cucina. La parte interrata viste le grandi dimensioni, sarà destinata alla realizzazione di un percorso benessere con l'eventuale realizzazione di una piscina interna; il fabbricato n°3 sarà destinato alla logistica.

 

 

Frontalmente il piazzale sarà pavimentato con pietra locale e mattoni pieni recuperati dagli scavi e dagli interrati. La strada d'accesso avrà la stessa pavimentazione del piazzale con l'aggiunta di un muretto di contenimento realizzato a secco, in pietra locale che preserverà la strada da micro frane su tutto il lato est, questa collegherà il piazzale al cancello d'ingresso. Inoltre in più zone, verranno realizzati muretti a secco di contenimento con il solo scopo di contenere porzioni di terra friabile. Tutte le strutture verranno ricostruite mantenendo il più possibile l'architettura originaria, riutilizzando la pietra locale ed il mattone pieno originario. Il sito inoltre, al proprio interno contempla una porzione della ex Linea Ferrata Monteponi - Porto Vesme, con la Galleria Pellegrini lunga 130m, che verrà trasformata in sala espositiva, con l'esposizione permanente di documenti ed immagini d'epoca in ricordo delle due Linee Ferrate (che in passato attraversavano il sito) e in ricordo della Galleria di Scolo Umberto I. I primi 40m circa della Galleria Pellegrini saranno dotati di pavimentazione, realizzata stabilizzando i ciottoli originali delle massicciate ferroviarie e mattone pieno in simulazione delle traversine, allo scartamento di 950mm verranno posizionate delle placche in ferro che simuleranno i binari.

 

Purtroppo ci siamo resi conto che in Sardegna non esiste accesso al credito, quindi abbiamo per il momento accantonato l’idea della struttura ricettiva.

Dal primo momento ho pensato di restituire alla collettività il sito e la sua grandiosa storia, ho in parte recuperato una porzione dell’ antica ferrovia con la bellissima Galleria Pellegrini e le capanne sarde dove tanti appassionati di trekking possono sostare e consumare un pranzo al sacco, ho anche realizzato un piccolo sentiero botanico dove si possono ammirare tantissime specie della nostra macchia mediterranea.

Il mio messaggio?

Il patrimonio minerario del nostro territorio dovrebbe essere recuperato in modo consapevole, dopo un attenta ricerca storica, soprattutto ricerca archivistica perché nel mio lavoro di ricerca sono incappato in tanti errori di trascrizione, soprattutto nei libri che parlano di miniera.

Inoltre penso che questi luoghi si possano recuperare cercando il più possibile di utilizzare materie prime contestualizzate e magari presenti in situ, come ho fatto io in questi anni.

 

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Renato Tocco

(Iglesias, classe 1970)

1989 Sospendo gli studi tecnici presso l'ITI Minerario "G. Asproni" di Iglesias per sostenere il servizio di leva obbligatoria; 1990 Diploma di infermiere presso la Scuola infermieri Maria di Piemonte (Iglesias); 2000 Prima occupazione a tempo indeterminato come strumentista (Quartu Sant'Elena);  2007 Coordinatore di blocco operatorio presso clinica privata (Quartu Sant'Elena); 2012 Acquisto un sito minerario dismesso "Pozzo Baccarini" (comproprietà) e ne curo personalmente il recupero, la valorizzazione e la ricerca archivistica che porterà alla scoperta di una realtà storica di primaria importanza per il nostro territorio iglesiente; 2017 Riprendo e completo gli studi tecnici, presso l'ITI "G. Asproni" di Iglesias, in Costruzioni Ambiente e Territorio, indirizzo Minerario Geotecnico..

 

 

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