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Un viaggio tra sogno e realtà

 

 

In merito alla proposta pubblicata sul “Blog collettivo iglesiente”, relativa all'articolo "Il museo civico che non c’è", esprimo il mio entusiasmo, e per certo quello dei numerosi concittadini e concittadine con cui l'ho condivisa, per la scelta dell'edificio di via Roma come sede del museo. Piace soprattutto la sua centralità, il fatto che sia storico, che sorga di fronte al Museo Minerario e al parco che circonda la bellissima villa in stile liberty, sede della Associazione Mineraria Sarda, parco che, come tanti/e auspicano, potrebbe diventare pubblico e quindi aperto non solo ai cittadini ma anche ai turisti in visita ai due musei.

Scuole femminili e Istituto minerario Giorgio Asproni di Iglesias (ph. M. Gaias)

 

Mi sono affacciata al balcone di casa mia prospiciente via Roma, per gustarmi dall'alto la magnificenza della zona museale e la ricchezza storica e artistica di tutto ciò che la  circonda e ho immaginato di essere per qualche giorno una turista arrivata nell'Iglesiente per percorrere l'ormai famoso Cammino di Santa Barbara.

Curiosa di approfondire la conoscenza della città e dei suoi abitanti, decido di affidarmi a Francesca, una giovane guida conosciuta il giorno prima al "Museo Civico", dopo la visita all'interessantissimo Museo Mineralogico, che a breve ospiterà la preziosissima "Collezione Manunta", e al Museo dell'Arte Mineraria

Panorama del centro di Iglesias dall'alto (ph. G. Vargiu)
 
 

Avendo un solo giorno a disposizione, le chiedo di condurmi per le vie del centro e di soffermarsi in particolare sulle chiese che dovevano essere tante e interessanti, come l'etimologia del nome lasciava immaginare.

Non mi sorprende quindi se, all'uscita dal "Museo civico", sulla destra, la chiesa di San Francesco spalanca le sue porte e mi accoglie. Devo ritenermi fortunata, spiega la guida, a trovarla aperta. Resto colpita dallo stile semplice ed essenziale della facciata in trachite e delle sette cappelle laterali che si affacciano sull'unica navata centrale, in una delle quali è esposto il retablo di Antioco Mainas, uno dei maggiori pittori sardi del sedicesimo secolo. All'uscita Francesca mi fa notare un interessante particolare sulla facciata, sopra il rosone centrale, che ci era sfuggito: una piccola statua raffigurante la Madonna incinta di Gesù.

Proseguendo sulla destra e poi sulla sinistra in via Pullo, troviamo la chiesetta di San Michele, semplice e senza pretese ma, mi spiega Francesca, particolarmente amata dagli iglesienti per le solenni processioni che da lì si dipartono e percorrono il centro storico durante la Settimana Santa; processioni annunciate dalla precedente uscita a mezzogiorno dei "babballottus” vestiti con una lunga tunica bianca, il cui cappuccio a punta ha due buchi davanti agli occhi, e con in mano le "matraccas", le raganelle che fanno volteggiare producendo un rumore assordante e creando un'aria di festa nella drammaticità del momento.

Mi colpisce la passione con cui Francesca mi parla di questa tradizione, da lei vissuta quando bambina, insieme ad altre centinaia di bambini e bambine di tutte le età, inondavano la città di bianco e di suoni dal mezzogiorno alla sera quando le processioni, con i personaggi della passione negli antichi costumi, concludevano il loro percorso ritornando alla chiesetta da cui erano partiti. Una tradizione, insiste Francesca, quella della "Settimana Santa" e dei babballottus, che meriterebbe una valorizzazione turistica maggiore, non avendo niente da invidiare ai riti di Pasqua di alcune città spagnole.

Iglesias, luoghi della memoria

 

Procedendo nel nostro cammino, dopo pochi metri siamo di fronte al Municipio, nella piazza omonima, su cui si affacciano la Cattedrale e l'Arcivescovado ad essa collegato da una galleria. Costruita negli anni ottanta del tredicesimo secolo, in stile romanico, per volontà del Conte Ugolino della Gherardesca, conserva ancora la campana fusa da Andrea Pisano. Subisce una radicale modifica nel sedicesimo secolo ad opera degli Aragonesi, come dimostrano le volte gotiche. Interessante la lapide di Ugolino con lo stemma dei Donoratico, il più antico documento in lingua italiana in Sardegna, conservato ora nel "Museo diocesano" in vico Duomo. Poiché il Museo è aperto solo poche ore la settimana, devo accontentarmi del fax simile inserito nella facciata della Cattedrale, a sinistra del portale, e del racconto dettagliato di Francesca sulla vita in città nel "periodo pisano", ben documentata nel "Breve di Villa di Chiesa", monumento del diritto iglesiente. 

Sono incantata dalla ricchezza di arte e storia concentrate in uno spazio minimo, uno scrigno di tesori. 

Prima di lasciare la piazza ci fermiamo, in religioso silenzio, davanti alla lapide sulla parete laterale del Municipio in via Satta, che commemora l'uccisione di sette operai da parte dei carabinieri del Re nel lontano maggio del 1920, durante uno sciopero a cui parteciparono alcune migliaia di lavoratori che chiedevano migliori condizioni di lavoro. 

Tale mobilitazione seguì al primo sciopero nazionale del 1904 a seguito del tragico eccidio di Buggerru (con l'uccisione di 3 minatori) che segnò uno spartiacque nella storia del movimento operaio italiano. 

Proseguendo per vico Duomo, Francesca si volta e mi indica il "Museo etnografico" in via Mazzini, al momento chiuso; superato il “Museo diocesano” alla nostra destra, siamo in “Piazza Pichi” di fronte al “Teatro Elettra”. Volgendo lo sguardo a sinistra, risalendo per pochi metri in via Verdi, ci troviamo dinanzi a un altro gioiello cittadino: la seicentesca chiesa detta “della Purissima”, fondata dai Gesuiti, il cui stemma della Compagnia di Gesù campeggia sul portale centrale. L'ex Collegio che la affianca, costruito sulle rovine della antica residenza dei Donoratico, poi diventato “Seminario vescovile” e in tempi recenti adibito a scuola pubblica, è attualmente in via di recupero; potrebbe diventare una scuola d'arte, dice Francesca, orgogliosa di parlarmi di un altro aspetto della città, meno conosciuto rispetto a quello più noto delle miniere e delle feste religiose, ma altrettanto caratterizzante: l'amore per l'arte. Molti sono gli artisti, pittori, scultori, incisori, acquerellisti, fotografi che hanno dato lustro alla città con le loro opere e che meritano di essere meglio conosciuti e onorati.

Google Maps (percorso cittadino da via Roma a piazza Q. Sella, attraverso il centro storico)

 

Coinvolta emotivamente nel racconto realizzo improvvisamente che il tempo a disposizione per concludere il mio giro attraverso il centro storico è molto limitato, ma non mi privo del piacere di osservare alcune vetrine che espongono  prodotti dell'artigianato locale tra cui i famosi babballottus in ceramica che Francesca mi aveva descritto, uova pasquali colorate e piatti decorati con i motivi e le piante della tradizione sarda; non i soliti souvenir senza anima, ma oggetti di pregio che raccontano la città e le sue tradizioni, così come i libri storici esposti in una vetrina lungo il cammino. A questo punto, come ispirata, Francesca mi parla della "Fiera del libro", una importante manifestazione che si svolge una volta l'anno in città tra il 22 e il 25 aprile; quattro giornate interessanti che vedono la partecipazione di autori, autrici, editori, e il prezioso coinvolgimento di studenti delle scuole cittadine e del territorio.

Percorrendo via Sarcidano raggiungiamo “Piazza Lamarmora”, lo slargo in cui convergono varie strade del centro storico tra cui il “Corso Matteotti” meglio conosciuto come via Nuova. La presenza di un bar accogliente nella piazzetta ci consente di fare una piacevole sosta. Sorseggiando un caffè, posso gustare la bellezza del monumento di fronte a me, la “Fontana del Maimone”. Sorpresa per il fatto che dalla fontana non zampilli l'acqua, apprendo trattarsi di un'antica fontana del diciottesimo secolo, demolita per ragioni di viabilità e ricostruita intorno al pozzo centrale. La statua è chiamata familiarmente "Su Maimone", un personaggio demoniaco legato al rumore delle sue acque sotterranee che vi affluivano abbondanti e che veniva invocato, secondo la tradizione, come portatore di pioggia. 

Ascolto affascinata la storia di questa divinità pluvia, immaginando che dal fondo del pozzo riprenda a zampillare la preziosa acqua invocata nel passato dai contadini e dai pastori. 

Mentre mi accingo a lasciare il tavolino, Francesca mi invita a tirar su lo sguardo e ammirare la facciata della elegante palazzina in stile liberty alle nostre spalle, ricca di dipinti pubblicitari e di fregi floreali, unica in Sardegna, spiega orgogliosa Francesca. 

Altra attrazione davanti a me sono le tonde vetrine girevoli della storica gioielleria alla mia destra che mi invitano ad entrare. Memore delle storie di fate della mitologia sarda che nelle loro case incantate, le Domus de Janas, tessevano fili d'argento con pietre preziose, chiedo che mi vengano mostrati esclusivamente prodotti dell'artigianato locale; non ho che la difficoltà della scelta; faccio incetta di ciondoli, anelli in filigrana e argento, i miei preferiti, da regalare a amiche e conoscenti.

Lasciato il negozio proseguiamo in "Corso Matteotti", la via principale del centro storico iglesiente, fiancheggiata da eleganti palazzine, alcune delle quali in stile liberty o neomedioevale, espressione di una borghesia ricca nel secolo scorso. Percorriamo velocemente a zig zag anche le stradine laterali che portano nella via parallela, via Azuni, nota come via Commercio o via delle Anime, un tempo ricca di attività commerciali, molte delle quali oggi chiuse. 

Colpisce la vista di numerosi cartelli con su scritto "Vendesi". Provo un senso di tristezza. È difficile capire e accettare che un luogo così ricco di bellezze artistiche, storiche, paesaggistiche possa spopolarsi e rischiare di morire. Intuendo il mio stato d'animo, la mia giovane guida sfodera tutto il suo ottimismo e la sua capacità visionaria parlandomi di alcuni segnali che indicano una seppur modesta inversione di tendenza: alcuni/e giovani stanno tornando e riscoprendo interesse per l'agricoltura un tempo, sottolinea, esercitata con perizia in questa città. Si cimentano nella coltivazione biologica di legumi e ortaggi, nel rispetto della biodiversità, nel recupero delle antiche sementi, nella produzione di oli essenziali ricavati dalle nostre piante come il lentisco, il ginepro, il mirto e l'elicriso, per fare solo alcuni esempi. 

Altri e altre giovani, continua, stanno tornando da Milano e da altre città europee, consapevoli che la vita nelle grandi città comporta oggi rischi importanti e che la enorme concentrazione di persone in spazi ristretti è la principale causa di aggressione all'ambiente, come dimostra la pandemia che stiamo subendo. Le attuali tecnologie favoriscono inoltre questa scelta in quanto consentono lo smartwork, il lavoro a distanza. 

Sono sorpresa dalla lucidità e giustezza delle sue considerazioni che condivido, e dalla foga e dalla convinzione con cui arriva anche a proporre soluzioni peraltro fattibili: "Se questo luogo - insiste - fosse dotato di servizi più efficienti, di una maggiore disponibilità di trasporti, ospedali, scuole, biblioteche ecc..., non ci sarebbe motivo di emigrare verso altri lidi".

Siamo ormai in “Piazza Sella”, l'ultima tappa di questo mio primo viaggio. 

Mi resta poco tempo per ammirare il monumento a Quintino Sella, illustre statista e ingegnere minerario, che sorge al centro della piazza e sotto il quale spicca la scultura di un minatore armato di martello e piccone nell'atto di scolpire la roccia; accanto, in una cavità, un set di attrezzi in bronzo da minatore. Il monumento, opera dello scultore Giuseppe Sartorio, si erge di fronte al “Monumento ai Caduti di tutte le guerre”, opera del famoso artista nuorese Francesco Ciusa

Con rammarico realizzo di non aver avuto il tempo necessario per conoscere a fondo l'aspetto forse più caratterizzante di questa città e del suo territorio: la sua storia Mineraria. Per questo prometto a me stessa e alla mia guida di ritornare, sicuramente a Pasqua. Mi sono innamorata dei babballottus incappucciati, le spiego, e della atmosfera gioiosa che sanno creare con le loro matraccas, pur in un contesto di religiosa mestizia. 

Iglesias: "Piccola grande Italia" (2019)
 

Trascorrerò qui anche il mese delle mie ferie estive per nutrirmi, insieme a un gruppo di amici e amiche, della storia mineraria di questo luogo, ripercorrendo con loro alcune tappe del “Cammino di Santa Barbara” e inoltrandomi nei sentieri e nelle gallerie che testimoniano l'estenuante fatica di tanti uomini e donne, spesso anche di bambini e bambine, veri eroi, che meritano tutto il nostro rispetto e la nostra gratitudine per aver contribuito col loro duro lavoro, e spesso con la vita, allo sviluppo di questa città e del suo territorio. 

Il taxi che mi condurrà all'aeroporto mi sta aspettando. Ho il cuore pieno di commozione; Francesca mi ha contagiato la sua passione; le lascio in ricordo uno degli anelli in filigrana che ho appena acquistato; mi ricambia con la copia di un interessante documento di Goffredo Casalis del 1840 che illustra le attività agricole a Iglesias negli anni precedenti il boom della industria mineraria. La conservo con cura ripromettendomi di farne dono, a mia volta, ai lettori e alle lettrici di questo articolo. 

 
Goffredo Casalis, Iglesias, “Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna”, 1841 [copia anastatica, Atesa Editrice 1985] ovvero estratto della voce “Iglesias” di Vittorio Angius, Iglesias, Forni [ristampa anastatica 2012].

 

Leggi anche

   Ferrovie turistiche iglesienti a cura di Renato Tocco

   Un archivio integrato del lavoro minerario a cura di Daniela Aretino Dessì

   La biblioteca come necessità a cura di Mauro Ennas 

 

Potrebbe interessarti scaricare i file (PDF)

   Cronologia essenziale di Iglesias (2020) [~25 MB]

   Cronologia illustrata di Iglesias (2018) [~40 MB

   Atti parlamentari [~35 MB]

 

Potrebbero interessarti i seguenti link

   Breve storia di Iglesias (da PC, lettura assistita)

  Personaggi legati a Iglesias

  Fotografie di Iglesias

  Mappa spiagge iglesienti

   Iglesias su Google Maps 

 

  

 

Maria Gaias

(Burgos/Sassari, classe 1940)

1957 Diploma di Abilitazione Magistrale all'Istituto Magistrale di Iglesias; 1968 Laurea in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Cagliari; 1968-71  Insegnamento di Materie Letterarie e Inglese nella Scuola Media Statale; 1971-89 Insegnamento di Lingua e Letteratura Inglese presso il Liceo Scientifico Statale "Giorgio Asproni" di Iglesias; 1990 Semestre gennaio-giugno Insegnamento della Lingua Italiana presso l'Università Nazionale Somala di Mogadiscio (quadro di cooperazione internazionale); 1992 Cofondatrice e vicepresidente del Comitato Provinciale UNICEF di Pisa; 1994-2000 Organizza e coordina per l’UNICEF cinque Corsi Multidisciplinari di Educazione allo Sviluppo, presso la facoltà di Economia dell’Università di Pisa (540 gli iscritti tra studenti universitari e insegnanti); 1998 Cofondatrice della Associazione Culturale Sarda "Grazia Deledda" di Pisa; 1999 Organizza e coordina il Convegno sul Parco Geo-Minerario Storico e Ambientale della Sardegna a Pisa; 2000 Entra a far parte come consigliera della Associazione “Berretti Bianchi Onlus”. Vicepresidente Nazionale per alcuni anni, ha compiuto missioni in India (2004), Giordania (2005) e Romania (2013) a sostegno di progetti con finalità di solidarietà sociale; 2001-2002 Coordina per l'UNICEF il progetto "Azzeccagarbugli" della Provincia di Pisa (diritti dell’infanzia); 2004-2013  Collabora con la Provincia di Pisa e con l'ILO al Progetto SCREAM “Stop al Lavoro minorile” (coinvolgendo oltre 36900 studenti e studentesse di 459 Scuole della provincia di Pisa, cinque delle quali ricevono un Premio dal Presidente della Repubblica); 2014 Coorganizza e coordina il Convegno "Spiritualità, Etica e Politica. Idee e pratiche per una società nonviolenta e solidale" (Pisa); 2015-18 Cofondatrice e coordinatrice della "Associazione di Associazioni Inventare Futuro" (Pisa); 2017-18 Organizza e coordina il Corso di Formazione "Inventare Futuro: verso l'umanizzazione dell'economia" presso la Facoltà di Economia dell’Università di Pisa (tra gli altri circa 100 studenti e studentesse degli istituti superiori cittadini per “L'alternanza scuola-lavoro”; 2019-20 Promuove nelle scuole tre progetti didattici interconnessi dal titolo: "Un Mondo di Idee: Pace in azione - Sostenibili e circolari - Il mondo e gli altri animali.”. Il progetto arriverà nelle scuole di Iglesias il prossimo anno scolastico; 2000-2020 Organizza e condivide percorsi di meditazione Zen nella tradizione di Thich Nhat Hanh (Pisa).

 

Commenti  

+8 #1 Mauro Ennas 2021-03-18 21:00
Con un nuovo brillante contributo, la professoressa Maria Gaias ci fa sognare una città reattiva e che ha voglia di mettere a frutto le sue risorse materiali e immateriali.

"Una passeggiata nel centro storico di Iglesias che diventa un viaggio unico e svela i tesori concentrati in un piccolo fazzoletto di terra e una nuova prospettiva di cambiamento.
Come una turista curiosa, l'autrice accompagnata da una ipotetica guida, si muove nel centro storico di Iglesias scoprendo i punti di forza e le potenzialità della città ma anche le numerose debolezze. Il coraggio e la determinazione dei suoi abitanti promettono di sanare le ferite e ritornare all'antico splendore, potenziato dalle nuove generazioni e dal loro punto di vista innovativo e caparbio.
L'Iglesias di ieri si fonde con la prospettiva futura e le possibilità concrete di cambiamento dell'Iglesias di oggi.
L'articolo si propone di promuovere un atteggiamento di fiducia e ottimismo nel futuro della città di Iglesias."

La partecipazione attiva della cittadinanza può produrre la svolta che attendiamo!
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