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Passi verso l'organizzazione di politiche dal basso

 

 

 

«Il momento del cambiamento è l'unica poesia
Adrienne Rich (1929 – 2012), poetessa, saggista e insegnante statunitense.

 

Nei nostri territori, il sistema di potere dominante ha agito per decenni attuando una consistente azione di compressione delle potenzialità della popolazione, al fine di favorire pochi nell’azione imprenditoriale, disincentivando di fatto la collaborazione, la cooperazione e anche la tanto sbandierata competizione economica, per attuare un approccio corporativo e favorire persone legate tra loro da nepotismo, clientele e patti occulti, a discapito di tutti gli altri: la maggioranza ignara.

È tempo di cambiare prospettiva e di ricostruire gli strumenti di crescita dal basso. Per fare questo bisogna necessariamente ricominciare a costruire dalle fondamenta, quelle fondamenta culturali invisibili ai più proprio perché più profonde. Quelle fondamenta culturali che sono in grado di permettere la costruzione di un vero sistema democratico fondato sulla partecipazione consapevole, attiva e competente.

Per iniziare abbiamo bisogno di semplici elementi:

 

  1. Espandere il ruolo delle biblioteche pubbliche: migliorare l'accoglienza, la qualità degli spazi, ad esempio giardini e spazi coperti per la lettura all'aperto e delle risorse materiali e immateriali.
Le biblioteche dovrebbero essere i templi laici della conoscenza, le dispense del pensiero e dell’azione storicizzata. Oggi possiamo contare su un tale numero e varietà di sorgenti di conoscenza e di sapere come mai nella storia che ci ha preceduti. Possiamo quasi prescindere dall’istruzione universitaria, se non fosse per l'importante funzione di guida sistematica al processo di comprensione (oggi acquisibile, quasi sempre, in modo autonomo, da altre sorgenti di conoscenza), inutile persino per acquisire titoli legati al processo di selezione pubblica, truccato e basato sulle clientele. L'Università è divenuta un arrogante centro di potere non diverso da altri. Per tentare di costruire un nuovo modello di auto-istruzione fondato sulla condivisione e la sperimentazione dei saperi possiamo tentare di muoverci anche in modo autonomo, con grande sforzo e determinazione e soprattutto a tutte le età. Organizzare spazi pubblici per la condivisione di conoscenza e spazi per il lavoro condiviso, faciliterà lo sviluppo e la crescita di idee imprenditoriali fondate sulla cooperazione e la condivisione di esperienze teoriche e pratiche. Il ruolo delle biblioteche potrà espandersi sino a divenire trainante nell’opera di stimolazione della fiducia reciproca tra i giovani delle generazioni presenti e future.
 
Un esempio: le biblioteche di quartiere (Paternò/Catania, 2015)
 
Biblioteche di quartiere al servizio dei cittadini (Piacenza, 2016)
  
  1. Creare strutture fisiche distribuite di condivisione della conoscenza: di quartiere, di condominio, di associazione, abilitando e normalizzando gli spazi di proprietà comunale.

La necessità di spazi di condivisione della conoscenza e di elaborazione, ideazione e progettazione dovrà essere espansa quartiere per quartiere. In passato venivano considerati nuclei auto organizzati i paesi con circa 5000 abitanti, ciò che oggi considereremo un quartiere di un piccolo centro. La dimensione è dettata dalla capacità di relazionarsi e di decidere. Un tempo i quartieri avevano una loro funzione e prendevano importanti decisioni, nella dimensione cittadina, per migliorare la qualità della vita urbana. Il loro ruolo è andato via via affievolendosi a causa del ruolo crescente della televisione, che ha espropriato le relazioni dirette del ruolo di crescita intellettuale basato sulle relazioni. L’isolamento e le divisioni hanno ridotto la possibilità di immaginare scenari e soluzioni per migliorare la propria dimensione quotidiano e sociale. È giunta l’ora di ricostruire le strutture d’incontro a partire da spazi per l’apprendimento come le biblioteche di quartiere e spazi di aggregazione per giovani e anziani, per sperimentare modelli organizzativi autonomi. Anche laboratori di condivisione del lavoro (artigianale, sartoriale, artistico, musicale, di sperimentazione sociale…) dovrebbero espandere il loro ruolo all’interno di un contesto di quartiere, meglio se favorito dall’utilizzo di edifici pubblici inutilizzati e recuperabili da associazioni di quartiere create a questo scopo.   

Repair Café (Roma) 
 
Rusko (Bologna)
 
Lavorare insieme, esporre e vendere (Roma, 2018)

 

  1. Distribuire conoscenza: fondare giornali locali, pubblicare blog collettivi e siti d'informazione locale, siti di auto-apprendimento e buone pratiche, archivi della conoscenza locale e globale, creare reti collaborative tematiche e di auto-aiuto: travasare conoscenze tecniche interdisciplinari di base a tutta la popolazione con seminari pubblici, letture pubbliche, produzioni multimediali (audio, video, report, web...) e qualsiasi altro strumento disponibile.

I moderni mezzi di comunicazione, fondati sull’uso della rete, permettono di acquisire facilmente le conoscenze utili per la creazione di spazi virtuali di condivisione e storicizzazione delle esperienze collettive di una comunità. La condivisione di informazioni, il confronto sereno ed equilibrato, possono favorire la nascita di nuove relazioni fondate sulle competenze e sulle passioni comuni. Rendendo disponibili valutazioni e opinioni qualificate, su questioni territoriali, si aumentano le probabilità che il resto della popolazione possa apprendere e fare propri nuovi modi di ragionare e di immaginare il futuro della propria comunità, influenzando anche i criteri di valutazione politica e la capacità di incidere nel processo decisionale.

Dal lavoro condiviso alla micro impresa (Pordenone 2011)
 
Idee per spazi di condivisione e relazione (Milano, 2016)
  
  1. Creare "nuove" associazioni culturali "di scopo": essere in grado di ragionare su obiettivi specifici, raggiungibili e gruppi di pressione su "temi specifici" che condividono informazioni in rete.

La capacità di riflessione e di dialogo a livello di quartiere e di prossimità col proprio vicinato, può rinnovare la volontà di migliorare e preservare l’assetto urbanistico a partire dalla cura delle zone verdi e dall’organizzazione e gestione di spazi pubblici di socialità e cooperazione.

Costituire un'associazione: le basi (Padova, 2014)
 
La riforma del terzo settore (2018)

 

  1. Promuovere l'autofinanziamento di microprogetti locali: attraverso la raccolta di fondi (crowd founding) per migliorare la vivibilità dei quartieri e potenziare le strutture fisiche condivise.

Obiettivi minimali, come il ripristino di un’area verde o la realizzazione di orti urbani, possono essere pianificati e messi in atto con l’apporto e la verifica delle amministrazioni che possono favorirle e incentivarle. Ciò porterà lo sviluppo di una cultura rinnovata a favore dei beni pubblici e della responsabilità civile per la loro cura e conservazione. 

Cos'è il crowdfunding? (TED Lecce, 2013)
 
Aiutare il sociale col crowdfunding
 
  
  1. Aumentare la consapevolezza tecnologica e scientifica: abbattere il 'digital divide', ossia le differenze nell’uso e nell’utilizzo della tecnologia, promuovere la formazione e l'autoformazione tecnologica con corsi di formazione pubblici su varie tematiche (scientifiche, tecnologiche e umanistiche) responsabilizzando e coinvolgimento cittadini qualificati in ogni settore.

Creare opportunità di crescita della popolazione attraverso l’illustrazione delle modalità d’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, permetterà lo sviluppo di una maggiore autonomia nell’uso delle stesse e abbatterà le barriere intergenerazionali, promuovendo l’interazione e la rigenerazione del dialogo creativo. Favorire il dispiegamento di corsi pubblici tenuti da giovani e competenti docenti del territorio può spalancare nuove prospettive di sviluppo e allargare gli orizzonti dei giovani infondendo loro fiducia nel proprio futuro.

Come la scuola può ridurre il 'digital divide'

 

  1. Creare archivi della "memoria collettiva": storicizzare e rendere disponibili tutte le attività del percorso/processo di creazione del cambiamento, creare archivi storici delle politiche locali per mantenere traccia degli errori e dei successi passati e farne tesoro in un processo continuo di apprendimento collettivo, perfeziona la nostra percezione della nostra storia e lo mette in stretta relazione col nostro patrimonio culturale (paesaggi, archivi, musei, biblioteche, storia, arte, luoghi...) e ci permette di progettare imprese culturali e rendere la cultura economia.

Il patrimonio culturale esistente e la creazione di archivi della memoria collettiva sia essa di quartiere o cittadina è un passo fondamentale per rigenerare la fiducia e creare progetti comuni in grado di coagulare interessi, passioni e competenze sopite. Storicizzare fatti, discussioni e progetti, errori, passi falsi e successi, permette di avere una maggiore fiducia in se stessi e negli altri, permette il miglioramento continuo e riduce la probabilità di compiere sempre gli stessi errori. 

Cosa rappresenta il nostro patrimonio culturale materiale e immateriale
 
Il valore sociale della cultura
  
  1. Diffondere informazioni locali corrette: contribuire costantemente all'arricchimento degli archivi pubblici della conoscenza locale.

Il confronto pubblico e il dialogo scritto focalizzato sulla risoluzione dei problemi e la ricerca delle soluzioni permette di mettere alla prova le nostre opinioni e facilità l’individuazione degli errori e delle conclusioni dalla logica fallace o debole convergendo verso una visione, un’analisi e una sintesi condivisibile da larghi strati della popolazione. La forma scritta facilita la rilettura e il confronto su una solida base di partenza.  

Informazione locale e new media (2011) 

 

  1. Partecipare in modo attivo: contribuire fattivamente agli "scopi" di interesse locale con iniziative e collaborazioni sostanziali.

Rendersi partecipi di un progetto comune, oppure essere messi in condizione di sviluppare un proprio progetto particolare, è un modo creativo di partecipare alla vita del quartiere e della città. Gli spazi di condivisione del lavoro e i possibili laboratori pubblici potrebbero favorire l’ideazione e la progettazione di attività e di eventi, in modo strutturato, efficace ed efficiente.

Cittadinanza digitale e partecipazione politica (2019)
 
  1. Diffondere costantemente il messaggio positivo: favorire la spinta verso un cambiamento possibile a partire dai luoghi di vita e lavoro, a partire dai territori locali verso la creazione di una consapevolezza e una volontà globale.

Ogni cambiamento comincia da ognuno di noi e dalle persone con le quali ci relazioniamo quotidianamente, in famiglia, nel lavoro e tra le persone che frequentiamo per piacere, per caso o per necessità. Avere un approccio positivo e propositivo facilità le relazioni e la nostra capacità di venire a capo dei problemi.

Ottimismo, innovazione, impegno e gioco di squadra
  

Tutto ciò è possibile anche attraverso il Blog collettivo iglesiente https://iglesiente.eu/blog, condividere idee, analisi, soluzioni, esperienze, azioni possibili nel territorio della nostra comunità per migliorarla costantemente e crescere.

N. B. I video suggeriti sono stati selezionati tra decine soltanto per fini esemplificativi, ossia per il contenuto e il messaggio che intendono convogliare, solo casualmente sono riferibili ad associazioni e gruppi politici particolari. Ciò che conta è il messaggio, abbattete il pregiudizio e guardate la Luna e non il dito!

 

Leggi anche 

   Breve introduzione all'innovazione a cura di Mauro Ennas

   La riconversione possibile a cura di Cinzia Guaita e Arnaldo Scarpa

 

Blog collettivo iglesiente

  

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