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Passi verso l'organizzazione di politiche dal basso

 

 

 

«Il momento del cambiamento è l'unica poesia
Adrienne Rich (1929 – 2012), poetessa, saggista e insegnante statunitense.

 

Nei nostri territori, il sistema di potere dominante ha agito per decenni attuando una consistente azione di compressione delle potenzialità della popolazione, al fine di favorire pochi nell’azione imprenditoriale, disincentivando di fatto la collaborazione, la cooperazione e anche la tanto sbandierata competizione economica, per attuare un approccio corporativo e favorire persone legate tra loro da nepotismo, clientele e patti occulti, a discapito di tutti gli altri: la maggioranza ignara.

È tempo di cambiare prospettiva e di ricostruire gli strumenti di crescita dal basso. Per fare questo bisogna necessariamente ricominciare a costruire dalle fondamenta, quelle fondamenta culturali invisibili ai più proprio perché più profonde. Quelle fondamenta culturali che sono in grado di permettere la costruzione di un vero sistema democratico fondato sulla partecipazione consapevole, attiva e competente.

Per iniziare abbiamo bisogno di semplici elementi:

 

  1. Espandere il ruolo delle biblioteche pubbliche: migliorare l'accoglienza, la qualità degli spazi, ad esempio giardini e spazi coperti per la lettura all'aperto e delle risorse materiali e immateriali.
Le biblioteche dovrebbero essere i templi laici della conoscenza, le dispense del pensiero e dell’azione storicizzata. Oggi possiamo contare su un tale numero e varietà di sorgenti di conoscenza e di sapere come mai nella storia che ci ha preceduti. Possiamo quasi prescindere dall’istruzione universitaria, se non fosse per l'importante funzione di guida sistematica al processo di comprensione (oggi acquisibile, quasi sempre, in modo autonomo, da altre sorgenti di conoscenza), inutile persino per acquisire titoli legati al processo di selezione pubblica, truccato e basato sulle clientele. L'Università è divenuta un arrogante centro di potere non diverso da altri. Per tentare di costruire un nuovo modello di auto-istruzione fondato sulla condivisione e la sperimentazione dei saperi possiamo tentare di muoverci anche in modo autonomo, con grande sforzo e determinazione e soprattutto a tutte le età. Organizzare spazi pubblici per la condivisione di conoscenza e spazi per il lavoro condiviso, faciliterà lo sviluppo e la crescita di idee imprenditoriali fondate sulla cooperazione e la condivisione di esperienze teoriche e pratiche. Il ruolo delle biblioteche potrà espandersi sino a divenire trainante nell’opera di stimolazione della fiducia reciproca tra i giovani delle generazioni presenti e future.
 
Un esempio: le biblioteche di quartiere (Paternò/Catania, 2015)
 
Biblioteche di quartiere al servizio dei cittadini (Piacenza, 2016)
  
  1. Creare strutture fisiche distribuite di condivisione della conoscenza: di quartiere, di condominio, di associazione, abilitando e normalizzando gli spazi di proprietà comunale.

La necessità di spazi di condivisione della conoscenza e di elaborazione, ideazione e progettazione dovrà essere espansa quartiere per quartiere. In passato venivano considerati nuclei auto organizzati i paesi con circa 5000 abitanti, ciò che oggi considereremo un quartiere di un piccolo centro. La dimensione è dettata dalla capacità di relazionarsi e di decidere. Un tempo i quartieri avevano una loro funzione e prendevano importanti decisioni, nella dimensione cittadina, per migliorare la qualità della vita urbana. Il loro ruolo è andato via via affievolendosi a causa del ruolo crescente della televisione, che ha espropriato le relazioni dirette del ruolo di crescita intellettuale basato sulle relazioni. L’isolamento e le divisioni hanno ridotto la possibilità di immaginare scenari e soluzioni per migliorare la propria dimensione quotidiano e sociale. È giunta l’ora di ricostruire le strutture d’incontro a partire da spazi per l’apprendimento come le biblioteche di quartiere e spazi di aggregazione per giovani e anziani, per sperimentare modelli organizzativi autonomi. Anche laboratori di condivisione del lavoro (artigianale, sartoriale, artistico, musicale, di sperimentazione sociale…) dovrebbero espandere il loro ruolo all’interno di un contesto di quartiere, meglio se favorito dall’utilizzo di edifici pubblici inutilizzati e recuperabili da associazioni di quartiere create a questo scopo.   

Repair Café (Roma) 
 
Rusko (Bologna)
 
Lavorare insieme, esporre e vendere (Roma, 2018)

 

  1. Distribuire conoscenza: fondare giornali locali, pubblicare blog collettivi e siti d'informazione locale, siti di auto-apprendimento e buone pratiche, archivi della conoscenza locale e globale, creare reti collaborative tematiche e di auto-aiuto: travasare conoscenze tecniche interdisciplinari di base a tutta la popolazione con seminari pubblici, letture pubbliche, produzioni multimediali (audio, video, report, web...) e qualsiasi altro strumento disponibile.

I moderni mezzi di comunicazione, fondati sull’uso della rete, permettono di acquisire facilmente le conoscenze utili per la creazione di spazi virtuali di condivisione e storicizzazione delle esperienze collettive di una comunità. La condivisione di informazioni, il confronto sereno ed equilibrato, possono favorire la nascita di nuove relazioni fondate sulle competenze e sulle passioni comuni. Rendendo disponibili valutazioni e opinioni qualificate, su questioni territoriali, si aumentano le probabilità che il resto della popolazione possa apprendere e fare propri nuovi modi di ragionare e di immaginare il futuro della propria comunità, influenzando anche i criteri di valutazione politica e la capacità di incidere nel processo decisionale.

Dal lavoro condiviso alla micro impresa (Pordenone 2011)
 
Idee per spazi di condivisione e relazione (Milano, 2016)
  
  1. Creare "nuove" associazioni culturali "di scopo": essere in grado di ragionare su obiettivi specifici, raggiungibili e gruppi di pressione su "temi specifici" che condividono informazioni in rete.

La capacità di riflessione e di dialogo a livello di quartiere e di prossimità col proprio vicinato, può rinnovare la volontà di migliorare e preservare l’assetto urbanistico a partire dalla cura delle zone verdi e dall’organizzazione e gestione di spazi pubblici di socialità e cooperazione.

Costituire un'associazione: le basi (Padova, 2014)
 
La riforma del terzo settore (2018)

 

  1. Promuovere l'autofinanziamento di microprogetti locali: attraverso la raccolta di fondi (crowd founding) per migliorare la vivibilità dei quartieri e potenziare le strutture fisiche condivise.

Obiettivi minimali, come il ripristino di un’area verde o la realizzazione di orti urbani, possono essere pianificati e messi in atto con l’apporto e la verifica delle amministrazioni che possono favorirle e incentivarle. Ciò porterà lo sviluppo di una cultura rinnovata a favore dei beni pubblici e della responsabilità civile per la loro cura e conservazione. 

Cos'è il crowdfunding? (TED Lecce, 2013)
 
Aiutare il sociale col crowdfunding
 
  
  1. Aumentare la consapevolezza tecnologica e scientifica: abbattere il 'digital divide', ossia le differenze nell’uso e nell’utilizzo della tecnologia, promuovere la formazione e l'autoformazione tecnologica con corsi di formazione pubblici su varie tematiche (scientifiche, tecnologiche e umanistiche) responsabilizzando e coinvolgimento cittadini qualificati in ogni settore.

Creare opportunità di crescita della popolazione attraverso l’illustrazione delle modalità d’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, permetterà lo sviluppo di una maggiore autonomia nell’uso delle stesse e abbatterà le barriere intergenerazionali, promuovendo l’interazione e la rigenerazione del dialogo creativo. Favorire il dispiegamento di corsi pubblici tenuti da giovani e competenti docenti del territorio può spalancare nuove prospettive di sviluppo e allargare gli orizzonti dei giovani infondendo loro fiducia nel proprio futuro.

Come la scuola può ridurre il 'digital divide'

 

  1. Creare archivi della "memoria collettiva": storicizzare e rendere disponibili tutte le attività del percorso/processo di creazione del cambiamento, creare archivi storici delle politiche locali per mantenere traccia degli errori e dei successi passati e farne tesoro in un processo continuo di apprendimento collettivo, perfeziona la nostra percezione della nostra storia e lo mette in stretta relazione col nostro patrimonio culturale (paesaggi, archivi, musei, biblioteche, storia, arte, luoghi...) e ci permette di progettare imprese culturali e rendere la cultura economia.

Il patrimonio culturale esistente e la creazione di archivi della memoria collettiva sia essa di quartiere o cittadina è un passo fondamentale per rigenerare la fiducia e creare progetti comuni in grado di coagulare interessi, passioni e competenze sopite. Storicizzare fatti, discussioni e progetti, errori, passi falsi e successi, permette di avere una maggiore fiducia in se stessi e negli altri, permette il miglioramento continuo e riduce la probabilità di compiere sempre gli stessi errori. 

Cosa rappresenta il nostro patrimonio culturale materiale e immateriale
 
Il valore sociale della cultura
  
  1. Diffondere informazioni locali corrette: contribuire costantemente all'arricchimento degli archivi pubblici della conoscenza locale.

Il confronto pubblico e il dialogo scritto focalizzato sulla risoluzione dei problemi e la ricerca delle soluzioni permette di mettere alla prova le nostre opinioni e facilità l’individuazione degli errori e delle conclusioni dalla logica fallace o debole convergendo verso una visione, un’analisi e una sintesi condivisibile da larghi strati della popolazione. La forma scritta facilita la rilettura e il confronto su una solida base di partenza.  

Informazione locale e new media (2011) 

 

  1. Partecipare in modo attivo: contribuire fattivamente agli "scopi" di interesse locale con iniziative e collaborazioni sostanziali.

Rendersi partecipi di un progetto comune, oppure essere messi in condizione di sviluppare un proprio progetto particolare, è un modo creativo di partecipare alla vita del quartiere e della città. Gli spazi di condivisione del lavoro e i possibili laboratori pubblici potrebbero favorire l’ideazione e la progettazione di attività e di eventi, in modo strutturato, efficace ed efficiente.

Cittadinanza digitale e partecipazione politica (2019)
 
  1. Diffondere costantemente il messaggio positivo: favorire la spinta verso un cambiamento possibile a partire dai luoghi di vita e lavoro, a partire dai territori locali verso la creazione di una consapevolezza e una volontà globale.

Ogni cambiamento comincia da ognuno di noi e dalle persone con le quali ci relazioniamo quotidianamente, in famiglia, nel lavoro e tra le persone che frequentiamo per piacere, per caso o per necessità. Avere un approccio positivo e propositivo facilità le relazioni e la nostra capacità di venire a capo dei problemi.

Ottimismo, innovazione, impegno e gioco di squadra
  

Tutto ciò è possibile anche attraverso il Blog collettivo iglesiente https://iglesiente.eu/blog, condividere idee, analisi, soluzioni, esperienze, azioni possibili nel territorio della nostra comunità per migliorarla costantemente e crescere.

N. B. I video suggeriti sono stati selezionati tra decine soltanto per fini esemplificativi, ossia per il contenuto e il messaggio che intendono convogliare, solo casualmente sono riferibili ad associazioni e gruppi politici particolari. Ciò che conta è il messaggio, abbattete il pregiudizio e guardate la Luna e non il dito!

 

Leggi anche 

   Breve introduzione all'innovazione a cura di Mauro Ennas

   La riconversione possibile a cura di Cinzia Guaita e Arnaldo Scarpa

 

Blog collettivo iglesiente

  

Breve introduzione all'innovazione...

 

appropriazione (ap-pro-pria-zió-ne) s.f. ~ La presa di possesso di una cosa appartenente ad altri con l'animo di farla propria; [...] _ Dal lat. tardo appropriatio -onis, , der. appropriare 'appropriare’ || 1280 ca. [Devolo-Oli, Vocabolario della lingua italiana, 2008].

appropriare, v. tr. 'fare proprio, ritenere proprio' (1305-06, Giordano Quar.) _ appropriabile, agg. ' detto di cosa di cui ci si può appropriare ' (1865 TB) [...] [DELI, Dizionario etimologico, 2004]

 

Appropriabilità e uguaglianza

Nel modello di laissez faire nel quale ciò che conta è l'eguaglianza formale dei cittadini di fronte a regole generali e impersonali (astratte), la massimizzazione del benessere sociale si può ottenere mediante l'acquisizione e la trasformazione di risorse ottenute attraverso criteri di giustizia distributiva ossia organizzati e gestiti a partire da una corretta definizione del diritto di proprietà e delle regole che governano il loro trasferimento tra individui e gruppi. 

Il concetto cardine di giustizia, nella sua dimensione distributiva e in un suo aspetto che preme qui sottolineare (ossia la limitazione delle concentrazioni estreme di capitale), enfatizza la necessità primaria di uguaglianza nei meccanismi di appropriazione delle risorse nel rispetto delle regole e nell'attribuzione delle sanzioni, fondamento dello stato di diritto ed elemento di valorizzazione e potenziamento della libertà di azione nell'acquisizione e trasformazione di risorse materiali e immateriali e nella sua promozione e diffusione nel contesto sociale generale.

La variante liberale classica dell'approccio del laissez faire prevede la presenza di una rete di protezione (safety net) per coloro che non sono in grado di entrare attivamente nel sistema che ruota attorno ai valori/disvalori del mercato. Si riconosce una certa inadeguatezza dei meccanismi di regolazione del mercato, non nel senso che il mercato non sia in grado di svolgere il proprio compito (ossia garantire un livello sufficiente di reddito a coloro che sono presenti sul mercato stesso), quanto piuttosto nel fatto che non riesca a rimediare o a mitigare la condizione di coloro che non possono accedere al mercato o che da esso vengono esclusi a causa di eventi che a volte prescindono dalla loro volontà o capacità di gestire gli eventi economici e i difetti o gli squilibri informativi che caratterizzano a pieno la società globalizzata, ovvero necessitano di vie di fuga o di una prospettiva di tipo assicurativo che ammortizzi o stabilizzi la caduta ai margini del sistema.

Nella variante più estrema di questo approccio che indico come "liberal-conservatore", quella del super capitalismo d'assalto per intenderci, nella quale non c'è spazio per alcun tipo di ridistribuzione dal momento che si ritiene possa incidere negativamente sia sul sistema di "bilanciamento" delle libertà individuali, tra le quali assume particolare rilievo la libertà economica che deve essere tutelata prioritariamente per garantire l'esistenza stessa del sistema, sia sulla produzione della ricchezza, in quanto altera l'efficiente funzionamento del mercato (in termini di generica generazione di ricchezza) così da peggiorare in ultima analisi la condizione di chi intendeva tutelare. Questo "atteggiamento economico" determina e promuove, nella realtà dei fatti, uno squilibrio con caratteristiche di oligopolio ed estremismi monopolistici che inficia l'assetto formale a fondamento di una qualsivoglia giustizia distributiva.

In tutte le “visioni” ciò che conta è la distribuzione delle risorse, secondo criteri fissati ex ante, determinata dal sistema dei diritti di proprietà di fronte ai quali si presuppone una perfetta eguaglianza degli individui che nella realtà è raramente verificata. In particolare, la ridistribuzione fa riferimento al grado e all'estensione dell'appropriabilità dei frutti che vengono ricavati dall'utilizzo delle suddette risorse una volta attribuite ad un soggetto.

In questo contesto agiscono entità distinte e in competizione tra loro per l'appropriazione di risorse materiali e immateriali, regolate al fine di raggiungere un compromesso utile alla società, in grado cioè di massimizzare le esternalità positive e contemporaneamente garantire il ritorno della rendita in modo equilibrato ed armonico, ossia nel mantenimento degli equilibri economico-sociali.
Il rischio è rappresentato dalle due prospettive opposte di estrema concentrazione e di dispersione del capitale. La concentrazione in mano a pochi decisori monolitici e cooperanti piega il mercato alle loro volontà e ne deteriora la naturale caratteristica di autoregolazione, producendo distorsioni di vaste dimensioni e su vasta scala non facilmente prevedibili per entità ed effetti: tali effetti possono produrre sul sistema economico-sociale turbolenze che scuotono il sistema alle fondamenta e che possono anche mettere a rischio gli "assetti democratici"; dall'altra parte l'eccessiva distribuzione appiattisce gli assetti e impedisce che si formino degli addensamenti di capitale di dimensione tale che possano alimentare il processo di investimento con i suoi rendimenti positivi e le sue esternalità.
 
Il processo di appropriazione s'inserisce in questa delicata cornice concettuale e gli strumenti di appropriazione e le sue metriche regolano la lotta per garantire equità e giustizia nei processi d'innovazione e di commercializzazione di prodotti tra le imprese nel mercato.
 
Ricombinare le idee
 
Innovazione di un prodotto tipico: il parmigiano 

 

L'utilità sociale dell'attività innovativa

Può l'innovazione influenzare il livello sociale corrente in modo da produrre degli effetti di ottimalità espressi "in qualche senso"? Oppure, in altri termini, può l'agire innovativo, promosso, tutelato e regolato, produrre una cultura dell'innovazione in grado di essere essa stessa, come bagaglio di conoscenze acquisite condivise, "alimento" del processo di miglioramento socioeconomico di una intera comunità? Può un processo di questo tipo influire potentemente sul mutamento del senso comune che tutti attendono da oltre due secoli, che consiste nel colmare l'enorme gap conoscitivo che si è creato tra il "senso comune" e i luoghi del sapere istituzionalizzato e non? Non è forse questa la chiave per uno sviluppo consapevole, nel quale l'innovazione svolge l'importante ruolo di guida sul fronte d'onda dell'acquisizione di nuovi saperi/tecniche/esperienze e le necessità crescenti dei popoli? 

La soggettività con la quale possono essere creati i criteri di ottimalità non ci conforta né ci fa essere ottimisti rispetto ai tempi di soluzione di queste problematiche nella direzione che abbiamo indicato. Se, come spesso accade, fissassimo tali criteri nell'ottica del mercato individuando l'ottimo sociale come il "massimo surplus dei consumatori" (la differenza positiva fra il prezzo che un individuo è disposto a pagare per ricevere un determinato bene o servizio e il prezzo di mercato dello stesso bene) sappiamo che questo avrebbe effetti benefici in un mercato perfettamente concorrenziale. In questo caso ideale sarebbe necessario che le imprese fossero in grado di esprimere un tasso di attività innovativa elevato tale da introdurre tutte le possibili innovazioni che lo stato delle conoscenze tecnologiche effettive o potenziali possono produrre. Ma questo è un caso ideale lontano dalla realtà. E se l'ottica del mercato non è sufficiente, allora qual è il costo che si dovrebbe pagare per iniziare a pensare ad una prospettiva a lungo termine basata su criteri di ottimalità socioeconomica da innovazione?

In che modo l'intervento di uno Stato che favorisce l'innovazione si vedrebbe remunerato, in termini socioeconomici misurabili, un suo impegno a lungo termine? 

Le strategie a lungo termine hanno bisogno di attente analisi costi benefici, tanto attente da limitare al minimo le possibilità d'intrapresa di percorsi rischiosi o al peggio fallimentari in un mercato globalizzato in cui una massa di competitori senza regole impone i suoi disvalori accentuando sempre più le possibili cause di regresso.

Cos'è un brevetto

 

Brevetti e brevettabilità

Le attività intellettuali in campo tecnologico vengono tutelate dagli Stati con la concessione di un titolo garante, il brevetto: ciò che garantisce è la proprietà intellettuale dell'invenzione all'inventore. I brevetti sono validi solo per un periodo di tempo limitato generalmente a 20 anni a partire dalla data in cui viene fatta richiesta. Il brevetto è quindi un titolo per mezzo del quale lo Stato concede un monopolio temporaneo di sfruttamento dell'invenzione, oggetto del brevetto stesso, consistente nel diritto esclusivo di realizzare l'invenzione brevettata o di farla realizzare ad altri. Il titolare del brevetto, infatti, può impedire che un terzo utilizzi o sfrutti l'invenzione e può, iniziare azioni giudiziarie, a tal fine, nonché ottenere un indennizzo per eventuali violazioni (infringement).

La finalità del sistema dei brevetti è quella di fornire alle imprese (e ovviamente anche ai singoli inventori individuali) incentivi per correre dei rischi che l'attività di ricerca e l'attività innovativa comportano. L'impresa può fare profitti grazie al brevetto in due modi:

  1. vengono realizzati profitti monopolistici dalla vendita del prodotto, in quanto l'imitazione da parte dei concorrenti è impedita dalla legge;
  2. vengono realizzati profitti concedendo il brevetto in licenza a terzi contro il pagamento di royalty oppure vendendolo. In questo modo l'impresa vende direttamente tecnologie non incorporate in prodotti, partecipando al cosiddetto mercato delle tecnologie (market for technologies).

Nella moderna economia basata sulla conoscenza, il mercato delle tecnologie (non incorporate in beni, ma nella forma di beni intangibili) ha acquistato un ruolo crescente, di pari passo con la separazione in fasi distinte della catena del valore. Il brevetto, convertendo le invenzioni in proprietà intellettuale codificata, rende più facile la commercializzazione delle tecnologie inventate (ne aumenta la capacità di penetrazione).

Nell'ottica transazionale ciò sostanzialmente equivale ad affermare che i brevetti riducono i costi di transazione nel mercato delle tecnologie. In tale contesto, inoltre, i brevetti sono sempre più frequentemente usati dalle imprese:

  1. per scambi di proprietà intellettuale con altri imprese. In questo caso il beneficio procurato dal brevetto consiste nell'accesso alla conoscenza di proprietà di altre imprese.
  2. per difendersi dagli attacchi di concorrenti, che in un regime di forte sostegno da parte dei tribunali dei detentori dei diritti di proprietà intellettuale, strategicamente accusano i concorrenti (con deboli portafogli di brevetti) di violazione dei propri brevetti (come nel caso dell'industria dei semiconduttori).

Infine, i portafogli di brevetti sono utili:

  • come mezzo di valorizzazione ossia come strumento per migliorare il valore e l'immagine dell'azienda e nei confronti dei venture capitalist, delle banche e anche di altre imprese, in vista di eventuali accordi (come accade nella cessione di un'impresa).

Ciò vale soprattutto per piccole imprese start-up. Si parla anche di una funzione di segnalazione (signalling function) per indicare che i brevetti più che valere di per sé segnalano ai venture capitalist o ai clienti o ad atri soggetti del mercato che l'impresa dispone di capacità tecnologiche che valorizzano l'impresa.

Nei settori high-tech ciò che conta è la capacità di innovare in futuro ossia la qualità dei team di ricerca/progetto quantificabile tramite il portafoglio brevetti. Il brevetto teoricamente dovrebbe essere rilasciato all'inventore, ma nella pratica gli scienziati e i tecnici che lavorano come dipendenti di imprese cedono i diritti sull'invenzione compiuta all'impresa che li impiega (ossia cedono la titolarità del brevetto all'impresa). L'impresa finanzia l'attività di ricerca, i laboratori e la strumentazione necessari per svolgerla, correndo quindi i rischi insiti in tale allocazione delle risorse, gli inventori hanno tuttavia diritto al riconoscimento morale della propria opera, e ciò viene garantito in quanto nei brevetti sono riportati i nomi delle persone (una o più) che sono stati gli autori dell'invenzione. Esistono anche altre forme di tutela della proprietà intellettuale tra le quali in Italia ricordiamo il codice industriale (per il design) e i marchi e i diritti d'autore (copyright) usati soprattutto per le opere letterarie, ma anche per il software.

Per la legislazione italiana sui brevetti per invenzione e per la "Convenzione sul Brevetto Europeo" la tutela giuridica del brevetto è subordinata alla presenza, nell'invenzione, dei cosiddetti "requisiti di brevettabilità". Infatti, non ogni invenzione può dare diritto allo sfruttamento esclusivo, ma solo quelle che apportino al progresso tecnologico un contributo ritenuto dall'ordinamento così significativo da giustificare il privilegio monopolistico. Questa regola è fondamentale a livello internazionale ed implica che per essere brevettabili le invenzioni devono soddisfare i seguenti requisiti:

Argomento (Subject matter): per essere brevettabile, un'invenzione deve riguardare certi campi di conoscenza, ossia può caratterizzarsi approssimativamente nel campo "tecnologico”. La legge è più specifica e varia abbastanza attraverso le giurisdizioni. Creazioni estetiche, leggi di natura e le idee astratte sono escluse in tutte le giurisdizioni. Il software è brevettabile negli Stati Uniti, come lo sono i business method (procedure di business). La pratica in questi due campi è più restrittiva in Giappone ed anche più in Europa (che esclude la brevettabilità del software).

Novità (Novelty): essa consiste nell'assoluta mancanza di divulgazione dell'invenzione (escludendo persone legate al vincolo di riservatezza), ovvero deve presentarsi come qualcosa che si aggiunge al patrimonio conoscitivo comune. La novità deve essere dimostrabile.

Originalità o novità intrinseca (Non-obviousness/Inventive step): l'invenzione deve implicare "attività inventiva" ossia se per una persona esperta del ramo essa non risulti evidente dallo stato della tecnica. In altri termini, l'idea inventiva deve concretarsi in qualcosa che prima non esisteva, né era facilmente adattabile e che non sia deducibile in base alla semplice competenza scientifica e tecnica.

Industrialità (Industrial applicability): l'invenzione deve essere suscettibile di applicazione industriale. È irrilevante sia la realizzazione effettiva dell'utilizzazione, sia la convenienza o utilità tecnica ed economica del trovato brevettabile, ma conta solo l'effettiva traducibilità della novità in una concreta applicazione. Le idee teoriche non sono quindi brevettabili e nemmeno le idee generiche su un possibile prodotto.

Vengono pertanto esclusi dalla possibilità di valida brevettazione come invenzioni perché non soddisfacenti al requisito dell'industrialità:

  • una scoperta, una teoria scientifica, un metodo matematico;
  • un'opera letteraria, teatrale, musicale o artistica o qualsiasi altra creazione estetica;
  • un metodo per l'esecuzione di un atto mentale, un gioco o un metodo di fare affari;
  • un programma informatico;
  • la presentazione di informazioni;
  • la scoperta di un fenomeno naturale.

Infine, la domanda di brevetto deve contenere:

  • una precisa descrizione dell'invenzione, tale che consenta allo scadere del brevetto la riproduzione della novità trovata da parte di terzi imitatori. La descrizione comprende la definizione dello scopo dell'invenzione, dei possibili utilizzi, informazione su come si realizza l'invenzione (processi, formulazioni, dosaggi, metodi d'uso), esempi e figure. È questo il requisito formale tradotto nella così detta sufficienza della descrizione.
  • le rivendicazioni (claim), che definiscono esattamente il perimetro dei diritti di proprietà.

Per ottenere il brevetto bisogna presentare la domanda ad un ufficio dei brevetti nazionale. Se quindi un'impresa italiana desidera proteggere un'invenzione dagli imitatori non solo in Italia, ma anche in un'altra nazione (poniamo extraeuropee, a breve dovrebbe essere approvata una direttiva europea che semplifica l'azione delle imprese che intendono brevettare negli stati membri) dopo aver fatto richiesta all'Ufficio Italiano dei Brevetti e Marchi deve inoltrare una seconda richiesta (application) all'ufficio dei brevetti, ad esempio, statunitense (USPTO, United States Patents and Trademarks Office). L'estensione internazionale può essere fatta nei paesi europei attraverso il European Patent Office (EPO), il quale verifica la presenza dei requisiti di brevettabilità. La decisione del momento in cui brevettare è critica per un'impresa. I ricercatori/tecnici autori dell'invenzione brevettano in grande fretta (se non hanno deciso di applicare altre tecniche di protezione come la segretezza), perché sono direttamente interessanti alla pubblico riconoscimento del loro contributo e intendono avvantaggiarsi rispetto ai concorrenti e potenziali futuri partner. Inoltre dopo il deposito della domanda di brevetto possono anche pubblicare i loro risultati sapendo che comunque lo sfruttamento dell'invenzione brevettata li proteggerà in caso di imitazione. In altri casi all'impresa può convenire una strategia diversa, aspettare prima di offrire informazioni che possono essere utili ai concorrenti e per realizzare gli investimenti che consentono di avviare la produzione, per sfruttare al massimo gli anni in cui il brevetto ha valore; talvolta aspettare può comportare il rischio di vedersi anticipati sul mercato, in modo del tutto legale, o all'ufficio brevetti da un'impresa concorrente.

In casi come quello relativo alla brevettazione del software, si evidenziano tendenze aggressive e di ingordigia giustificata dall'ampio successo mondiale e mediatico di società di sviluppo software e dai loro enormi profitti (si pensi solo a Microsoft come esempio eclatante) ma ingiustificata dal punto di vista dell'evoluzione e dell'innovazione tecnologica Il trend dello sviluppo tecnologico nel settore ICT è in costante crescita e non mostra, per ora, dipendenze cicliche, creare meccanismi di brevettazione delle procedure (listati) e degli algoritmi potrebbe avere effetti devastanti sull'evoluzione tecnologica legale e sposterebbe le energie dei paesi sviluppati sui contenziosi piuttosto che sull'ottimizzazione dei processi d'innovazione, come ampiamente documentato nel caso americano.

Quest'ottica devastante che vede in pochissime grosse lobby uno spirito accentratore atto a divorare e trattenere nel suo ventre tutta la conoscenza possibile, ci fa riflettere sugli effetti reali che meccanismi di appropriazione hanno o possono avere sulla nostra società. La concentrazione di brevetti anche come arma di dissuasione della concorrenza (acquisisco o registro un brevetto solo perché una terza parte non la utilizzi o debba pagare per ottenere licenze d'uso) può avere senso in un mercato regolato nel quale anche la dimensione (portafoglio delle licenze) non sia illimitato. Ragionando in un'ottica contraria a quanto appena espresso si può pensare di arrivare ad una situazione tendente allo stallo ossia ad un monopolio totale della conoscenza codificata, una tirannide, un'età buia che nessuna distopia ci ha ancora raccontato e che, con gli esempi attuali di concentrazione di capitali, non abbiamo difficoltà ad ipotizzare.

Il valore dell'innovazione risiede nell'idea innovativa, ovvero nella conoscenza accumulata e sublimata dell'attività di ricerca oltre che nella cultura e nell'intuito delle persone attive nella ricerca di soluzioni innovative, in grado di riconoscere la novità e la possibilità di introdurre novità anche se lontana dalla soluzione cercata (serendipity, caso 3M). Attribuire all'innovazione una connotazione di informazione pura presuppone che possa essere considerato un bene pubblico. Ciò contiene in se il concetto di non rivalità ossia ad un tipo di bene la cui proprietà di utilizzo da parte di qualcuno non escluda gli altri dall'utilizzo. L'informazione pura e la conoscenza scientifica codificata godono di tale proprietà.

Risulta evidente che l'innovazione svelata perde il suo valore economico per lo scopritore se non tutelata opportunamente, ma a fronte di ciò, moltiplica le opportunità per tutti coloro che sono in grado di sfruttarne le potenzialità. In altri termini, più si è investito per realizzare una certa innovazione, maggiori sono i rischi corsi dall'azienda nel processo innovativo, maggiori sono le richieste di tutela a fronte del rischio, per lo sfruttamento economico dell'innovazione in modo da permettere che il rischio non sovrasti l'azione innovativa e possa essere sostenibile. Nessuna tutela ridurrebbe la propensione al rischio in quanto ridurrebbe il potenziale ritorno degli investimenti delle imprese. Il delicato equilibrio di norme, tutele e vincoli che deve soddisfare gli attori del mercato e l'ambiente socioeconomico nel quale si muovono sono gli elementi chiave per una corretta, proficua ed equa regolamentazione del sistema.
 
 
Depositare marchi e brevetti

 

Ricerche di marketing

Il marketing è il ramo dell'economia che si occupa dello studio descrittivo del mercato e dell'analisi dell'interazione del mercato e dei suoi utilizzatori con l'impresa. Marketing significa letteralmente "piazzare sul mercato" e comprende quindi tutte le azioni aziendali riferibili al mercato destinate alla vendita di prodotti, avendo come fine il maggiore profitto.

Si distinguono quattro strategie di approccio al mercato da parte dell'impresa (Philip Kotler, Marketing management, 2007):

  • orientamento alla produzione: caratterizzato da un eccesso di offerta rispetto alla domanda;
  • orientamento al prodotto: ci si concentra più su quest'ultimo che sul consumatore;
  • orientamento alle vendite: si cerca di vendere tutto ciò che si produce senza porre particolare attenzione alle esigenze del consumatore;
  • orientamento al marketing: l'approccio più recente, dove si parte dai bisogni del cliente per poi cercare di produrre un bene o un servizio che li soddisfi.

Quando si parla di strategia s'intende l'insieme delle iniziative che consentono all'impresa di primeggiare nel confronto competitivo. Partendo dal presupposto che il successo di una strategia si misura in base al raggiungimento o meno degli obiettivi preposti secondo un'analisi che considera come elementi fondanti:

  • l'importanza degli obiettivi,
  • la segmentazione del mercato,
  • la scelta del vantaggio competitivo da raggiungere,
  • l'analisi del posizionamento e l'applicazione del marketing mix.

Le ricerche di marketing permettono di ottimizzare gli investimenti al fine di massimizzare il ritorno dell'investimento, tramite l'analisi di possibili scenari orientata alle selezione di decisioni strategiche. Le fonti del vantaggio competitivo dell'azienda risiedono nel suo patrimonio di risorse e competenze ed in particolare quelle che godono dei seguenti attributi:

  • scarsità,
  • difendibilità,
  • appropriabilità,
  • economicità.

Queste caratteristiche convergono verso il consolidamento del vantaggio competitivo a medio e lungo termine. La gestione della conoscenza aziendale (company knowledge management) è uno degli obiettivi cruciali in ambito competitivo. La conoscenza è un patrimonio generato con un grande dispendio di risorse materiali e temporali e, per questo motivo un bene intangibile di importanza strategica per l'azienda. Le ricerche di marketing si inseriscono in questo contesto aziendale, come solido armamentario, per la generazione di output strategici di primaria importanza, per la creazione di efficaci decisioni aziendali a partire dai dati provenienti dalle conoscenze consolidate dell'azienda stessa. Queste tecniche permettono di coniugare la visione soggettiva del management con i "dati di fatto" oggettivi, su base temporale storicizzata o su campionamenti sporadici mediante interviste/questionari. L'azienda orientata al mercato, con la sua cultura, le sue risorse e competenze, i suoi sistemi operativi e informativi, con il suo comportamento organizzativo consolidato, si pone come modello in competizione con altri modelli all'interno dell'arena competitiva rappresentata dal mercato di riferimento. Tale arena ha elevate dinamiche basate sul comportamento dei competitori diretti e degli utilizzatori/clienti del mercato stesso. Le modalità di acquisto e l'approccio psicologico al consumo caratterizzano in larga misura le decisioni strategiche di un'azienda al pari del comportamento strategico dei competitori che, nei moderni mercati, seguono comportamenti tipici da precursore o da inseguitore dell'innovazione. Per realizzare analisi di mercato nell'ambito più vasto delle ricerche di marketing è necessario avere un sistema informativo ricco di dati provenienti da precedenti attività di marketing intelligence o da sistemi di rilevazione aziendale su fonti informative interne, oppure da ricerche ad hoc o da fonti istituzionali esterne all'azienda. I dati sottoposti ad analisi sono tra i più vari e possono riguardare aziende o brand in competizione, clienti, prodotti e servizi.

Per quanto riguarda l'analisi dei dati dei clienti, ad esempio, generalmente si concentrano su alcuni aspetti cruciali quali:

  • l'esistenza sul mercato di nuovi clienti o clienti potenziali,
  • l'evoluzione dei clienti attuali,
  • l'emergere di bisogni o comportamenti nuovi,
  • l'entrata di nuovi concorrenti nel mercato o la minaccia di entrata di concorrenti potenziali,
  • l'evoluzione dei concorrenti attuali.

Stabilito il target dell'analisi, è necessario raccogliere i dati che spesso devono essere ridotti e organizzati, e ciò è in stretta relazione con l'ambito interpretativo che s'intende adottare e con l'ambito analitico e decisionale di marketing dell'oggetto della specifica ricerca in atto. Nelle seguenti pagine ci si concentra su alcune tecniche di classificazione utilizzate nelle ricerche di marketing allo scopo di evidenziare le tematiche fondamentali dei vari metodi con un approccio comparativo, ossia orientato alla ricerca di legami e dissonanze tra i metodi che permettano di focalizzare gli strumenti sugli specifici oggetti dell'indagine. In particolare si concentrerà l'attenzione sulla segmentazione del mercato e sul posizionamento dei prodotti.

Segmentazione di mercato

 

Segmentazione del mercato

Col termine "segmentazione" del mercato s'intende l'attività di identificazione di "gruppi di clienti" cui è indirizzato un determinato prodotto o servizio. Molte aziende di successo decidono di focalizzare la propria attenzione su un determinato segmento di mercato: servire tale area significa soddisfare i bisogni di una particolare e ben determinata categoria di clienti. La segmentazione è dunque "il processo attraverso il quale le imprese suddividono la domanda in un insieme di clienti potenziali, in modo che gli individui che appartengono allo stesso insieme siano caratterizzati da funzioni della domanda il più possibile simili tra loro e, contemporaneamente, il più possibile diverse da quelle degli altri insiemi".

Ciò significa specializzare le proprie strategie di marketing. Se, da un lato, è evidente che le politiche dei prezzi (focalizzate sulla riduzione dei costi di produzione) siano in grado da sole di produrre affetti consistenti sulla segmentazione del mercato è altrettanto vero che la complessità dei mercati moderni ha introdotto una notevole variabilità nei benefici richiesti e un'accresciuta disponibilità di informazione con un conseguente indebolimento della fideizzazione, ciò rende necessario l'utilizzo delle altre leve del marketing (prodotto, comunicazione, distribuzione e vendita) per ottenere una corretta e completa strategia.

I vantaggi derivanti da una corretta strategia di segmentazione sono i seguenti:

  • definizione del mercato in termini di bisogni del cliente;
  • capacità di percezione del mutamento dei bisogni (dinamiche di mercato);
  • valutazione della maggiore efficacia (punti di forza contro punti di debolezza) della propria offerta nei confronti dei competitori;
  • razionalizzazione nella definizione del portafoglio dei prodotti;
  • definizione e creazione di barriere all'ingresso di nuovi concorrenti;
  • misura ex post, più precisa, degli effetti su vendita e profitti di specifiche azioni di marketing.

In una ricerca di segmentazione, le fasi fondamentali sono le seguenti:

  • definizione dei criteri di segmentazione;
  • selezioni delle variabili utili per costruire e descrivere i segmenti;
  • scelta dell'approccio di segmentazione;
  • scelta della metodologia quantitativa più adatta;
  • valutazione dei risultati e scelta dei segmenti su cui concentrare le risorse aziendali.

Per quanto riguarda la scelta dell'approccio, si parla di:

  • segmentazione a priori quando le caratteristiche del segmento vengono definite sulla base di informazioni in possesso al management e legate all'esperienza operativa o a precedenti analisi;
  • segmentazione a posteriori quando le caratteristiche del segmento emergono dall'applicazione di opportune tecniche di analisi quantitativa non note in precedenza.

Queste tecniche a posteriori sono distinte a loro volta in segmentazione per omogeneità e per obiettivi. Dal punto di vista applicativo, vi sono essenzialmente due modalità di segmentazione per omogeneità, la classica (combinazione di analisi fattoriale e cluster analysis) e la flessibile (combinazione di conjoint analysis e cluster analysis). Nella prima modalità si riducono le caratteristiche oggetto dell'analisi e si cerca di creare gruppi omogenei distinti rispetto a due o più delle caratteristiche in esame. La fase finale incrocia i risultati con caratteristiche socio demografiche/anagrafiche per verificare l'effettiva raggiungibilità del target. La modalità flessibile è più complessa e richiede la valutazione di profili globali dell'offerta e la scomposizione dei giudizi globali in valutazioni di utilità dei livelli e degli attributi considerati: a questo fine si utilizza la conjoint analysis. Applicando la cluster analysis ai risultati della conjoint analysis si possono ottenere gruppi omogenei in relazione alle valutazioni di utilità implicitamente fornite. Anche in questo caso i risultati della cluster analysis vengono incrociati con dati sociodemografici/anagrafici. La flessibilità sta nella possibilità di analizzare profili innovativi dell'offerta (che non sono ancora presenti nel mercato) simulando variazioni di quote di preferenza in relazione alla modifica di una o più leve di marketing.

Per quanto riguarda la segmentazione per obiettivi, si suddivide il target in sub-popolazioni utilizzando una variabile "dipendente" conosciuta a priori (per esempio la redditività, la frequenza d'acquisto... .) e si valutano una serie di variabili "esplicative", per esempio le caratteristiche sociodemografiche, che influenzeranno in modo rilevante la variabile dipendente considerato. Tra le tecniche note ricordiamo, oltre all'analisi discriminante lineare (ADL), la metodologia CHAID (CHi-squared Automatic Interaction Detection), l'analisi logistica e le reti neurali.
 
Brand positioning: vendere immagini e suggestioni

 

Posizionamento dei prodotti

Il posizionamento di un prodotto può essere visto come una decisione strettamente connesso a quella della selezione dei segmenti di mercato in cui l'impresa decide di competere e consiste nella misura della percezione che hanno i clienti di un prodotto o di una merce, relativamente alla posizione dei prodotti o delle marche concorrenti. Decidere di posizionare un prodotto in un certo segmento consiste nell'identificare le dimensioni su cui costruire tale percezione all'interno dei segmenti di un mercato di riferimento. Il posizionamento è legato strettamente alla comprensione delle motivazioni e delle aspettative dei clienti che costituiscono i segmenti ed è pertanto difficile assumere tale decisione in assenza di una chiara identificazione dei segmenti che compongono il mercato. Il posizionamento non è assoluto ma relativo alle posizioni dei concorrenti, di conseguenza, il posizionamento di un prodotto è strettamente legato oltre che alla percezione dei clienti anche alle decisioni strategiche dei concorrenti, che tendono a modificare il proprio comportamento in funzione dei feed-back del mercato. L'impresa, nelle decisioni strategiche di posizionamento, analizza l'attuale posizionamento del proprio prodotto, linea o marca, nel mercato di riferimento e decide di consolidare la propria posizione oppure decide di riposizionarsi in base alla misura di percezione da parte dei clienti e delle aziende concorrenti.

Costruire un posizionamento di un prodotto significa sostanzialmente identificare delle dimensioni sulle quali differenziare il proprio prodotto da quello dei concorrenti. Le dimensioni tipiche della differenziazione sono:

  • gli attributi del prodotto,
  • i benefici ricercati dai clienti,
  • le occasioni e le modalità di utilizzo,
  • il posizionamento dei concorrenti.

La dimensione della differenziazione possono essere tangibili come le caratteristiche tecniche, il prezzo e la disponibilità di servizi di supporto o intangibili come la percezione del brand, il suo prestigio, in modo del tutto equivalente si possono costruire posizionamenti in base a specifici benefici richiesti da uno o più segmenti di clienti, o ancora da occasioni d'acquisto o utilizzazione. Il posizionamento può essere utilizzato per avvicinare la propria azienda ad aziende leader se si pensa di volere che il proprio prodotto possa essere percepito come simile ad un prodotto leader di mercato. Poiché il risultato che si vuole ottenere è una rappresentazione relative di come un certo prodotto viene percepito se confrontato con i prodotti dei concorrenti, l'output dell'analisi è una mappa delle percezioni e le procedure che la realizzano sono dette perceptual mapping.

 
Esempio di mappatura delle percezioni (qualità, prezzo)

 

Mapping multidimensionali delle percezioni

La misura della percezione di un prodotto da parte dei clienti permette di realizzare il posizionamento di tale prodotto rispetto ad altri prodotti concorrenti. In pratica, la rappresentazione grafica delle percezioni dei clienti, nell'ambito di segmenti del mercato di riferimento, costituisce il posizionamento del prodotto. La percezione di un prodotto racchiude in se componenti derivanti dalle motivazioni all'acquisto e dalle aspettative su un determinato prodotto in termini relativi ad altri prodotti dello stesso tipo. Questa dipendenza relazionale tra prodotti di differenti produttori in competizione tra loro è l'elemento di maggiore rilievo nella rappresentazione dei prodotti in termini relativi e fa si che il posizionamento sia influenzato non soltanto dalle azioni del produttore del prodotto in esame ma anche dalle decisioni dei concorrenti che, mutando le loro strategie, conferiscono al problema una elevata dinamicità e una caratteristica complessità d'analisi. Le tecniche di analisi multivariata utili alla costruzione di mappe di percezione che verranno analizzate nelle "Note sulle ricerche di marketing" (riferite sotto la bibliografia) sono l'analisi discriminante lineare e il multidimensional scaling: in particolare, l'ampia disponibilità di software per l'analisi discriminante lineare (ADL) rende tale procedura metrica (che utilizza in input valutazioni misurate almeno a livello di intervallo) di ampio utilizzo per il mapping multidimensionale.

 
Di chi è figlia l'innovazione?


Bibliografia minima

  • Economia dell'innovazione, a cura di Franco Malerba, Carrocci, 2008
  • Gestione dell'innovazione, Melissa A. Schilling, McGraw-Hill (II edizione, 2008)  
  • Economia dell'innovazione, Margherita Balconi, Università di Pavia, 2008  
  • OECD Patent Statistics Manual, AA.VV., (c) OECD 2009  
  • Innovazione tecnologica e gestione d'impresa (Vol. II), Alessandro Grandi e Maurizio Sobrero, Il Mulino, 2009
Rapporti sull'innovazione
Note sulle ricerche di marketing
  • Elementi di scaling multidimensionale per la classificazione e il posizionamento nelle ricerche di marketing (CC BY M. Ennas 2010-2021)
  • Elementi di cluster analysis per la classificazione e il posizionamento nelle ricerche di marketing (CC BY M. Ennas 2010-2021)  
  • Elementi di linear discriminant analysis analysis nelle ricerche di marketing (CC BY M. Ennas 2010-2021)  
  • Elementi di conjoint analysis per le ricerche di marketing (CC BY M. Ennas 2010-2021)  

 

Leggi anche 

   Breve introduzione all'innovazione e ai suoi strumenti a cura di Mauro Ennas

   La riconversione possibile a cura di Cinzia Guaita e Arnaldo Scarpa

 

Blog collettivo iglesiente

  

 

Carta dell'autosviluppo eco-solidale

 

L’AUTOSVILUPPO ECO-SOLIDALE È UN PROCESSO DI:

 

CONSAPEVOLEZZA E RESPONSABILITÀ

che spinge gli   abitanti delle comunità locali   a partecipare   effettivamente alla definizione   del destino del proprio territorio e ad impegnarsi nella gestione del proprio sviluppo (Democrazia Partecipativa);

 

AUTONOMIA

che spinge ad utilizzare tutte le risorse (umane, materiali, finanziare) per uno sviluppo dall’interno e dal basso senza dipendere da investimenti puramente speculativi, che non abbiano a cuore il destino del territorio nel suo insieme, nelle dimensioni di passato-presente-futuro;

 

SOSTENIBILITÀ

che punta all’uso compatibile delle risorse (chiudere localmente i cicli delle acque, dell’alimentazione, dei rifiuti, collegare i consumi alle produzioni locali, riducendo la mobilità      delle merci), alla conservazione del patrimonio ambientale, alla preservazione del valore dei luoghi, come beni culturali e ambientali, evitando il consumo irresponsabile, in modo da assicurare una lunga curva di godimento per noi e le generazioni future;

 

EQUITÀ SOCIALE

che si basa sulla sobrietà e semplicità volontaria e che mira alla condivisione e alla

sperimentazione della solidarietà.

 

 

L’AUTOSVILUPPO ECO-SOLIDALE È UN PROCESSO CHE TENDE A:

 

INCORAGGIARE

la produzione di beni e servizi a livello locale, sostenendo in particolare attori piccoli nel creare filiere produttive appropriate al luogo;

 

ORIENTARE

quanto più possibile i consumi verso le produzioni locali, realizzando reti tra la produzione, la trasformazione, la distribuzione di beni rispettosi dell’ambiente;

 

VALORIZZARE,

conservare, potenziare professionalità e occupazione locale creando relazioni improntate alla fiducia e allo scambio solidale;

 

RECUPERARE,

tramandare, saperi, abilità e tradizioni proteggendo l’identità dei luoghi, le differenze e le specificità locali;

 

DARE CENTRALITÀ

al mondo rurale: gli agricoltori biologici non producono solo cibo, ma salute, cura e protezione dell’ambiente, del paesaggio e delle risorse essenziali alla vita, mantenendo il suolo fertile e l’acqua pulita.

 

Leggi anche

   Il caso RWM a cura di Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita

  La riconversione possibile a cura di Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita 

  Carta dell'autosviluppo eco-solidale a cura della Rete delle associazioni

  La riconversione RWM: metodo e proposte a cura di Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita 

 

 

La riconversione RWM: metodo e proposte

 

 

Il metodo e le proposte verso la riconversione

Fin dall'inizio dell'attività del Comitato per la riconversione RWM è stato chiaro che nonostante la presenza tra i soci   fondatori ed i collaboratori di significative professionalità attinenti al mondo dell'industria e dell'impresa, non risultava, per   varie ragioni, praticabile la possibilità di individuare all'interno dello stesso Comitato le soluzioni concrete ed operative per la riconversione dello stabilimento RWM.

 

Nello specifico:

 

  • la fabbrica è attualmente una sorta di scatola nera della quale si conoscono esattamente i prodotti finiti, si conosce la conformazione esterna delle costruzioni edili che la compongono, i numeri dei lavoratori che   vi operano, a grandi linee i processi   di lavorazione, ma, che, di fatto, rimane sconosciuta nei dettagli e   soprattutto riguardo alle   qualifiche e professionalità presenti tra le maestranze;

 

  • non rientra tra i metodi scelti dalla compagine sociale del Comitato operare scelte senza il previo coinvolgimento delle persone sulle quali quelle scelte dovrebbero ricadere. In altre parole, riteniamo non corretto esplicitare delle proposte concrete   di riconversione rivolte a dei lavoratori che non possono, o non vogliono, a causa del regolamento interno dell'azienda [*] o di personali convinzioni, partecipare al processo di riorientamento lavorativo.

 

  • non può essere attribuito ad un semplice Comitato l'onere   della riconversione di una azienda importante   come   quella di   cui trattasi. È   invece     necessario   che questa   funzione, stante l'inaccettabilità etico-giuridica delle sue   produzioni, ed ancor più delle   esportazioni   che le giustificano dal punto di vista economico, sia assunta dallo Stato   insieme alla Regione Sardegna, con la collaborazione delle rappresentanze   dei lavoratori e alla stessa   proprietà aziendale; rimane invece   al Comitato, per   sua   scelta,   l'impegno   di promuovere in tutte le  sedi opportune tale riconversione, con l'ausilio di esperti progettisti ed imprenditori;

 

  • dal momento che l'azienda non è attualmente in crisi e risulta pienamente autorizzata a svolgere la sua attività, l'unico   soggetto che potrebbe immediatamente promuovere un'azione concreta volta alla   riconversione industriale dello stabilimento è l'azienda   stessa, la quale, non solo   ha regolarmente affermato in più occasioni l'impossibilità di tale azione, adducendo ragioni tecniche, ma risulta impegnata, al contrario, in una determinata azione di espansione ed incremento della produzione;

 

  • le rappresentanze sindacali interne e le organizzazioni di categoria rappresentative dei lavoratori RWM di Domusnovas-Iglesias (Femca-CISL e Filctec-CGIL) non hanno finora risposto alle offerte di collaborazione del Comitato per quanto riguarda l'elaborazione   comune di strategie finalizzate alla salvaguardia dei posti di lavoro mediante una riconversione, stesso discorso per quanto riguarda l'associazione dei datori di lavoro di categoria (CONFINDUSTRIA Sardegna Meridionale);

 

Nonostante queste premesse e limitazioni, il Comitato, oltre ad avere intrapreso numerosi contatti utili alla tutela dei lavoratori in un ottica di sviluppo sostenibile del territorio, promuove un Tavolo tecnico per la Riconversione con la disponibilità dell'Università di Cagliari, attraverso la partecipazione di docenti e responsabili dei Corsi di Laurea di Ingegneria ed Economia, di progettisti, di rappresentanti dell'associazionismo imprenditoriale sardo, del mondo delle Cooperative, di Banca Etica, ecc. e si è fatto promotore di un Convegno tenutosi  ad Iglesias il 3 dicembre 2017 dal titolo: “Pace – Lavoro - Sviluppo” nel corso del quale numerosi imprenditori e progettisti d'impresa   sono intervenuti a presentare ipotesi di lavoro collegabili al tema della riconversione dello stabilimento sardo della RWM.

 

Ne citiamo, a titolo esemplificativo, alcune:

 

Produzione industriale di generatori di idrogeno per autoveicoli

(Giorgio Pelosio,   progettista elettronico e imprenditore).

 

 

Produzione, estrazione e commercializzazione dell'olio essenziale di Inula Viscosa  

(Daniela Ducato, imprenditrice – Cavaliere della Repubblica – fondatrice di EDIZERO).

Daniela Ducato (2016)  

 

Produzione, estrazione e commercializzazione dell'olio di Lentisco (Pistacia   Lentiscus)

(Giorgio Madeddu, medico di base – Associazione Amici della Vita).

 

Creazione di una filiera produttiva che, a partire dalla riscoperta, studio e valorizzazione delle principali varietà di grano e di orzo [c], antiche e moderne (vedi progetto sperimentale 2014-2018 sotto la guida del genetista S. Ceccarelli), attraverso un percorso partecipativo condiviso da ricercatori, agronomi, agricoltori, cittadini che ha consentito   di riportare la scelta ed il controllo dei semi nelle mani di chi li coltiva, metta in atto tutte le attività necessarie a passare dalla materia prima al prodotto finito ed alla sua commercializzazione, mantenendo, in ogni fase, le caratteristiche   di tipicità, salubrità,   sostenibilità ambientale e sociale (Teresa Piras – fondatrice Centro Sperimentazione Autosviluppo).

Teresa Piras (Centro Sperimentazione Autosviluppo, 2015)

 

Produzione di protesi per le vittime di guerre e incidenti

(Angelo Cremone – Sardegna Pulita).

 

 

Produzione di manufatti e servizi per la bioedilizia

(Gabriele Casu, architetto – Ass. Progetto Barega).

 

 Progetto Barega (2017)

 

Cammino Minerario di Santa Barbara come volano di sviluppo e aggregatore di iniziative turistiche che   potrebbero occupare anche una parte degli attuali lavoratori della RWM

(Giampiero Pinna, presidente Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara”).

Giampiero Pinna (Fondazione per il Cammino di santa Barbara, 2020)

 

Sportello d'Ascolto (riferire esempi analoghi esistenti) per l'accompagnamento dei lavoratori verso   la riconversione ed il reimpiego e la valorizzazione di professionalità ed attitudini.

 

[*] Codice Etico RWM 

  

A proposito del finanziamento dei progetti di riconversione, ricordiamo:

  • quanto disposto dalla legge nazionale 185/90 che:
    • all'art.1 c.3 recita “Il Governo predispone   misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa.”
    • all'art.8 istituisce l'Ufficio per il coordinamento della Produzione dei Materiali d’Armamento   (UCPMA)   di cui, al comma 2   si   legge “L'Ufficio   contribuisce   anche allo studio e alla individuazione di ipotesi di conversione delle imprese. In particolare identifica le possibilità di utilizzazione per   usi non militari di materiali derivati da quelli di cui all'articolo 2, ai fini   di tutela dell'ambiente,   protezione civile, sanità,   agricoltura, scientifici e di ricerca, energetici, nonché   di altre applicazioni nel campo civile.” e, al c.3, “L'Ufficio e'   costituito con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato ai sensi   dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400. Esso si avvale del contributo di esperti   indicati dalle organizzazioni sindacali e degli imprenditori.”
  • le leggi regionali della Lombardia (6/1994) e del Lazio (25/2008),   volte a finanziare progetti di riconversione dell'industria bellica locale e a sostenere il disarmo e la cultura della pace (in Appendice);
  • la legge europea istitutiva del fondo Konver 1994-97 (in Appendice).

Citiamo inoltre la possibilità che le attività messe in atto con i fondi relativi al Piano Sulcis stanziati nel 2013 per   far   fronte   al crollo   dell'economia locale causato dalla chiusura di alcuni stabilimenti metallurgici, possano ancora essere impegnate anche per ricollocare una parte dei dipendenti della RWM.

Non escludiamo il concorso di fondi privati o il ricorso all'azionariato sociale di base.

Al momento, il Tavolo Tecnico per la Riconversione (organismo autonomo rispetto Comitato, senza finalità politiche), mentre ha allo studio alcune proposte sostitutive rispetto alla fabbrica, è impegnato a sviluppare e promuovere un'iniziativa, ideata   dall'artista   concettuale Sarah   Revoltella,   che prevede   il più ampio coinvolgimento dei lavoratori dello stabilimento e dei cittadini del territorio nel processo di riconversione, attraverso una piattaforma informatica dedicata (in corso di  progettazione) che permetterà di pubblicare, valutare, finanziare e gestire, in modalità collaborativa, iniziative imprenditoriali finalizzate al reimpiego dei lavoratori della RWM in attività che possano godere dei requisiti di sostenibilità ambientale, durabilità nel tempo, eticità, autonomia, legame con la storia e con la vocazione del territorio.

Nel mentre, considerando la facilità con la quale il gruppo Rheinmetall Defence potrebbe decidere di chiudere e delocalizzare, in relazione  a mutate condizioni politiche ed economiche nazionali ed internazionali, il Comitato, sta comunque valutando alcune idee imprenditoriali.

 

Di seguito, ne indichiamo gli elementi essenziali:

1) Produzione di accumulatori per auto elettriche e di celle a combustibile

Secondo molti studi, la vendita di veicoli a trazione elettrica subirà un'impennata esponenziale a partire dal 2020 ed essi dovrebbero arrivare nel 2040 a costituire oltre   la metà dell'intero parco circolante mondiale. A fronte di tali previsioni, l'Italia   ed anche l'Europa appaiono in ritardo sia rispetto agli investimenti industriali dell'industria automobilistica, sia rispetto alla realizzazione delle infrastrutture necessarie.

Il leader mondiale nella produzione di accumulatori per autoveicoli elettrici è in questo momento la Cina, che lavora la gran parte delle materie prime necessarie pur dovendole importare, soprattutto dall'Africa - più della metà delle riserve mondiali di cobalto si concentrano in Congo.

Sia in Italia che in Europa sono allo studio iniziative legislative ed economiche volte a sostenere l'espansione delle auto elettriche, in quanto maggiormente   rispettose dell'ambiente ed   in particolar modo dei nostri eccellenti centri storici e artistici in quanto non producono sostanze inquinanti o corrosive. (auto elettrica)

L'idea che la produzione di accumulatori, e di altre tecnologie per produzione di elettricità per   autoveicoli, possa applicarsi alla RWM – intesa non come azienda ma come apparato infrastruttura produttiva - parte dalla considerazione dei processi produttivi in uso nello stabilimento e delle competenze ad essi associabili. Infatti, tali lavorazioni riguardano soprattutto   metalli e prodotti chimici, gli stessi elementi che possono comporre i dispositivi necessari per fornire energia ai veicoli.

Ma la vera sfida tecnologica sembra essere l'uso delle pile a idrogeno e soprattutto delle pile a celle di flusso. Sarebbe molto interessante se, in collaborazione con l'università, l'attuale fabbrica bellica potesse diventare anche un polo di ricerca su questi temi.

 

 

2) Cannabis per uso terapeutico

Secondo Coldiretti “la coltivazione della cannabis a uso terapeutico, potrebbe   generare un giro di affari di 1,4 miliardi e garantire almeno 10mila posti di lavoro, riducendo al contempo la dipendenza dall’estero.

Attualmente, è prodotta esclusivamente nello Stabilimento chimico farmaceutico militare   di Firenze ma la produzione è di gran lunga inferiore alle   necessità nazionali. I terreni intorno allo stabilimento RWM   di Domusnovas-Iglesias   potrebbero ben prestarsi all'installazione di serre e campi in cui coltivare questa pianta medicinale e nelle strutture dello stabilimento potrebbero trovar posto laboratori di ricerca, di estrazione dei principi attivi e di produzione di preparati farmaceutici.

 

 

3) Filiera della Canapa industriale per biodiesel, prodotti per l'edilizia, bioplastiche, tessuti

Canapa industriale (2016)

 

4) Ritorno alla produzione di esplosivi per impieghi civili

 

5) Progetto per il sostegno dell'autoimprenditorialità dei lavoratori RWM

  • autovalutazione delle competenze e degli obiettivi
  • formazione
  • supporto tecnico economico all'autoimpresa
  • incubatore

 

6)   Turismo collegato al "Cammino di Santa Barbara" (sviluppando   per   esempio la linea del turismo scolastico, con piccoli alberghi, Street food a basso impatto ambientale) con marchio

 

 

7)   Bonifica   di tutti i territori del Sulcis-Iglesiente.  

I fondi ci sono. Farne   addirittura un modello di riconversione esportabile a livello   internazionale.   Documentarlo, partecipare attivamente perché soltanto riattraversando la storia che non ha funzionato si mettono le basi per una nuova economia e possono fiorire le idee.

Bisogna creare coesione prima di tutto intorno a questa idea di riappropriazione e cura della nostra terra da cui nascerà il rispetto. Bonifica!

 

Bonifiche in Sardegna (Lega ambiente, 2016) 

 

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 La riconversione possibile a cura di Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita 

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 La riconversione RWM: metodo e proposte a cura di Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita 

 

Cinzia Guaita

Cinzia Guaita 

(Iglesias, classe 1965)

1983  Maturità scientifica presso il Liceo "G. Asproni" di Iglesias;  1988 Laurea in Pedagogia Università degli studi di Cagliari. Moglie, madre, insegnante, cittadina attiva da sempre sulle tematiche ambientali, della pace e dei diritti umani. Co-fondatrice della "Scuola civica di politica - La città in comune", co-portavoce del Comitato per la Riconversione RWM. Membro della Tavola sarda per la pace, del gruppo di progetto "Protezione a chilometro zero", di "Economia Disarmata", gruppo di lavoro del Movimento dei Focolari e della rete "Coordinamento Yemen". Inoltre faccio parte della associazione "Mamme da Nord a Sud" che raggruppa decine di associazioni femminili principalmente ambientaliste.  

 

Arnaldo Scarpa

 

 

Arnaldo Scarpa 

 (Sassari, classe 1966)

1985 Perito Informatico presso l'ITIS “G. Angioy” di Sassari;  Cittadino iglesiente (1994), padre di 3 figli,  insegnante, pacifista nonviolento, attivo da sempre su temi ambientali, economici e sociali, co-portavoce del Comitato per la Riconversione RWM, membro della Tavola sarda per la pace, di "Economia Disarmataa" (gruppo di lavoro del Movimento dei Focolari) e della rete "Coordinamento Yemen".

 

 

La riconversione possibile

 

  

Vocazione del Sulcis-Iglesiente e ipotesi di riconversione dello stabilimento e/o di reimpiego dei dipendenti in attività pacifiche e sostenibili, in caso di embargo verso l'Arabia Saudita. [1 quadro territoriale]

 

Quale modello di sviluppo sostenibile per il territorio e quali prospettive per la riconversione dell'industria delle bombe?

 

L'attività mineraria prima e successivamente quella metallurgica, concentrata nell'area   di Portovesme, hanno determinato, nel Sulcis-Iglesiente, una situazione significativamente diversa da quella del resto della Sardegna, se messa in rapporto alla popolazione attiva, con   la terra considerata come fonte di sostentamento.

I due secoli di industrializzazione hanno, di fatto, sradicato la maggioranza della popolazione di quest’area, dalla tradizionale economia agricola di sussistenza, che costituiva in tutta l'isola   la principale occupazione.

L'eradicazione sarebbe   stata quasi totale, se non fosse per   la colonia, di oltre 2000 desulesi, che ha parzialmente ripopolato le campagne – soprattutto con l'allevamento di ovini – dopo la fuga dei sulcitani verso i centri industriali. Ciò ha contribuito in maniera significativa a mantenere   presente, nella   popolazione, una capacità d’impresa   che sarebbe   stata   altrimenti   quasi   completamente cancellata dal lavoro   dipendente e totalizzante in miniera o in fabbrica. 

È questa   quota di “immigrati” interni che,   per   esempio, risulta   trainante per   le   piccole imprese commerciali e artigianali dell'Iglesiente.

 Risulta evidente l'impossibilità,   per   l'industria,   di garantire   un sufficiente   grado   di occupazione e rimane da rivalutare   l'apporto che l'attività agricola può dare all'economia del territorio. Naturalmente, con un processo graduale accompagnato da un intenso impegno formativo da rivolgere alle nuove generazioni, altrimenti sostanzialmente digiune dei saperi necessari all’impresa, in quanto è venuta a mancare una consolidata tradizione familiare.

Considerando che in Sardegna e nel Sulcis-Iglesiente, nonostante la grande disponibilità di terreni coltivabili, risulta largamente minoritaria la percentuale di consumo   di prodotti locali, a fronte di massicce importazioni da territori simili   per caratteristiche climatiche ed irrigue (come ad esempio Puglia, Sicilia,   Spagna e Tunisia) è del tutto evidente che la produzione di alimenti vegetali ed animali potrebbe essere un'importante fonte economica per tutta la regione ma in particolare per l'area del sud-ovest, nella quale già esistono zone virtuose sotto questo aspetto, quale, ad esempio, quella di Masainas.


È riconosciuto nel mondo il grande valore dei prodotti agricoli sardi e dei loro trasformati lattiero-caseari, carnei, dolciari… così come è evidente che agricoltura, industria (compreso l’artigianato di trasformazione e di produzione alimentare) e il sistema dell'accoglienza   turistica, possono formare, nelle situazioni più evolute, una filiera virtuosa in sinergia col sistema dei trasporti, dell'assistenza medica, della cultura e dei servizi in genere. 

Stanti   questi presupposti, riteniamo che la situazione   attuale del territorio, per   quanto critica e particolarmente provata sul piano dei redditi familiari, in particolare per la diseguale distribuzione, sia   però,   proprio per   la   relativa verginità riguardo alla micro e   media impresa agricola e agroindustriale, suscettibile di grandi trasformazioni e di sviluppo sostenibile e duraturo.

Vedere nell'attività legate alla tradizione agricola la principale chiave di sviluppo non ci porta però automaticamente a scartare   ogni tipo di industrializzazione   e tanto meno di modernità. Anzi   parlare di agricoltura, produzioni alimentari   e turismo   come   attività trainanti e redditizie per un gran numero di occupati, non è più possibile   senza   associare   le tecnologie informatiche e la meccanizzazione dei processi più ripetitivi e faticosi.

Sarebbe molto interessante la definizione, per i prodotti tipici del territorio, di un marchio etico-ambientale del Sulcis-Iglesiente o della Sardegna, che garantisca anche la non contaminazione delle filiere degli stessi prodotti con la prossimità ad attività collegate con industrie inquinanti e con l'economia di guerra.

 

Ci può essere dunque spazio per   tutto, tranne che per le attività evidentemente in contrasto con la possibilità di mantenere ed offrire un ambiente godibile e salubre, di preservare i valori tradizionali come l'accoglienza ed il rispetto dello “straniero”, di continuare ad utilizzare   e proporre una cucina tipica semplice e genuina. Tutte   cose   messe, purtroppo, fortemente a rischio sia dall'industria dell'alluminio di Portovesme, con l'enorme quantità di rifiuti industriali   tossici che produce sia, ovviamente, dall'industria bellica per   i suoi effetti   sull'ambiente naturale, sociale   e morale e per   quelli – distruttivi e devastanti – indotti a migliaia di chilometri, sulla vita di popolazioni innocenti e di beni culturali patrimonio dell'umanità. 

Perciò, nel perseguire la possibilità della riconversione dei posti di lavoro legati allo stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias, il Comitato non rifiuta aprioristicamente nessuna soluzione ma pone alcune precondizioni, riconducibili al concetto di autosviluppo sostenibile, a questo proposito si   cita di seguito la Carta dell'Autosviluppo eco-solidale [2] elaborata dal Centro Sperimentazione Autosviluppo ONLUS, tra i soci fondatori del Comitato Riconversione RWM.

 

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   Carta dell'autosviluppo eco-solidale a cura della Rete delle associazioni

   La riconversione RWM: metodo e proposte a cura di Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita 

 

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   Il caso RWM a cura di Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita

 

Cinzia Guaita

Cinzia Guaita 

(Iglesias, classe 1965)

1983  Maturità scientifica presso il Liceo "G. Asproni" di Iglesias;  1988 Laurea in Pedagogia Università degli studi di Cagliari. Moglie, madre, insegnante, cittadina attiva da sempre sulle tematiche ambientali, della pace e dei diritti umani. Co-fondatrice della "Scuola civica di politica - La città in comune", co-portavoce del Comitato per la Riconversione RWM. Membro della Tavola sarda per la pace, del gruppo di progetto "Protezione a chilometro zero", di "Economia Disarmata", gruppo di lavoro del Movimento dei Focolari e della rete "Coordinamento Yemen". Inoltre faccio parte della associazione "Mamme da Nord a Sud" che raggruppa decine di associazioni femminili principalmente ambientaliste.  

 

Arnaldo Scarpa

 

 

Arnaldo Scarpa 

 (Sassari, classe 1966)

1985 Perito Informatico presso l'ITIS “G. Angioy” di Sassari;  Cittadino iglesiente (1994), padre di 3 figli,  insegnante, pacifista nonviolento, attivo da sempre su temi ambientali, economici e sociali, co-portavoce del Comitato per la Riconversione RWM, membro della Tavola sarda per la pace, di "Economia Disarmataa" (gruppo di lavoro del Movimento dei Focolari) e della rete "Coordinamento Yemen".

 

[1] [1bis] INVITALIA, Il Sulcis-Iglesiente, Inquadramento generale (20 febbraio 2013)

[2Carta dell'autosviluppo eco-solidale (Centro Sperimentazione Autosviluppo ONLUS)

 

 

COMITATO RICONVERSIONE RWM per la pace, il lavoro sostenibile, la riconversione dell’industria bellica, il disarmo, la partecipazione civica a processi di cambiamento, la valorizzazione del patrimonio ambientale e sociale del Sulcis-Iglesiente.

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Sede legale: VIA SCARLATTI 3 – 09016 – IGLESIAS (SU) - C.F. 90040310923

Portavoce: Arnaldo Scarpa (346 1275482) – Cinzia Guaita (327 8194752)

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